Zerofolli per Renato - Fabio Croce -
Fabio Croce
"E questo chi è"
La mia compagna di banco aveva un diario zeppo di foto di cantanti, attori e personaggi vari, ma quando capitò ai miei occhi l'immagine di un giovane capellone truccato e pieno di brillantini il mio stupore si fece sentire. Era il 1977, frequentavo il Liceo Classico Socrate a Roma. "Ma come chi è, è Renato Zero!"
Fino a quel giorno i miei miti della musica erano i Pink Floyd, i Deep Purple, i Led Zeppelin, i Colosseum, Santana, e tanti altri gruppi storici della musica rock. Gli italiani li seguivo, c'erano De Gregori, Venditti, Guccini, ma preferivo i cantanti internazionali.
"Perché non vieni pure tu al concerto? Tra pochi giorni sarà al Teatro Tenda a piazza Mancini, vedrai che ti piacerà!". Non me lo feci dire due volte. Ero dubbioso perché non amavo molto la musica leggera, non conoscevo nulla della produzione musicale di Renato, però mi incuriosiva molto il personaggio: bello, e a me già piacevano gli uomini, pieno di lustrini, e avrei voluto avere io il coraggio di indossarli e mascherare un po' il mio aspetto maschile.
Arrivammo un'ora prima al tendone e l'atmosfera era già rovente, non avevo mai visto tanta fermento per un autore italiano in tutti gli anni '70. Compresi ben presto il perché, appena partirono le prime note dello spettacolo. C'era nell'aria qualcosa di diverso, di surreale, di coraggioso e disinibito, aria di libertà. Un cavallo bianco con sopra un cavaliere diverso attraversò il palcoscenico e il mio cuore prese a battere velocemente. Uemozione mi attanagliò e vissi il concerto in uno stato di trance. La voce giovane ma vissuta di Zero attraversò il mio cervello e si annidò dentro di me trovando fissa dimora. Da allora non se n'è più andata.
E poi Leopoldo Mastelloni, che già stimavd come artista, i fantasmagorici abiti di scena di Zero, cambiati ad un ritmo forsennato, i testi particolari, seducenti, importanti e impegnati. Non avevo mai provato sensazioni del genere e l'innamoramento scattò.
Pochi giorni dopo trovai anche io delle foto di Renato su alcune riviste, che compravo regolarmente, e sostituii l'immagine della Madonna che avevo sul letto con quella di Renato Zero. Mia nonna la guardò stupita e mi chiese: "Ma che Madonna è questaT'. Naturalmente anche mia nonna presto diventò una fan di Renato; romana di vicolo del Cinque a Trastevere, capì al volo quanta romanità c'era nelle parole dell'artista romano e non poté che comprenderlo. Regolarmente la sottoponevo a sedute di ascolto, fino a quando Renato condusse una trasmissione radiofonica che ascoltavamo in silenzio religioso. La nonna impazzì letteralmente quando Renato cantò a San Remo Spalle al muro, si immedesimò nel bellissimo testo e non abbandonò più fino al 2000 l'amore per quelle parole. Anche il resto della famiglia fu coinvolto nelle serate sotto il tendone e divennero Zerofolli. Da quel giorno del 1977 non smisi più di acquistare tutto ciò che riguardava Renato, fino al mercato nero delle foto a Porta Portese, arrivando a spendere una fortuna. Viaggi per raggiungere Renato in tournée, dischi pubblicati all'estero acquistati in giro per il mondo, migliaia di riviste che citavano Renato. Poi tutti, dico tutti i concerti, anche quando replicava al Tenda a Strisce sulla Colombo decine di serate di seguito. Arrivammo con alcuni amici a corrompere, quando non avevamo i biglietti, gli inservienti del circo, quasi tutti dell'est, i quali ci permettevano di entrare sotto il tendone alzandolo da un lato per una bottiglia di vodka.



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