Mafia/ La strage di via D'Amelio, i mozziconi e i falsi scoop

Venerdì, 30 luglio 2010 - 15:00:00

LO SPECIALE

False piste, intossicazioni ambientali, veline informative: da Moro a Emanuela Orlandi, dalla strage di Bologna a quella di Capaci: ecco la Repubblica dei depistaggi 

L'INTERVISTA

Nicola Biondo, autore de Il Patto edito da Chiarelettere ad Affari: “Pubblicare i nomi degli agenti che indagavano sulla strage non aggiunge nulla alla notizia"

La replica di Guido Ruotolo ad Affari: "Nicola Biondo? Non so manco chi sia"

Nicola Biondo sceglie Affari per replicare a Ruotolo: "Non serve essere un cronista da trent'anni per capire che i nomi dei testimoni coperti da segreto istruttorio non si pubblicano. Non mi conosce? Abbiamo lavorato insieme per 7 anni"

LA DENUNCIA DI CHIARELETTERE AD AFFARI

La denuncia della casa editrice Chiarelettere ad Affari: "Uno scoop ritardato di sei mesi"

Leggi la prefazione del libro di Chiarelettere "Il patto"

Di Ulisse Spinnato Vega

Gli scoop c'è chi li fa e c'è chi li ricicla. Cronisti senza un grande nome ma con ottimo fiuto scovano le notizie. Colleghi più celebri e testate più conosciute ri-scoprono poi i fatti e...toh...ecco la 'bomba'. Sono fatti che la gente dovrebbe già conoscere e che invece rimangono oscuri ai più per colpa di una cronaca dalla memoria corta e per i silenzi del sistema mediatico 'ufficiale'.

Una cosa del genere l'ha combinata qualche giorno fa il valente Guido Ruotolo, cronista giudiziario ed esperto di crimine organizzato, firma di punta de 'La Stampa'. Approfittando del fatto che i libri di inchiesta sono materia per piccole cerchie di addetti ai lavori, ha rilanciato come farina del proprio sacco una notizia che qualcun altro aveva dato molto tempo prima. L'argomento è quello delicatissimo (e attualissimo) della strage di Via D'Amelio, dei depistaggi di Stato, dell'inconfessabile intreccio di interessi mafiosi e politici, un piatto avvelenato che contiene anche altri ingredienti indigesti: servizi segreti deviati, massoneria ed estremismo nero.

Il pentito Spatuzza ha ribaltato le antiche verità giudiziarie e i magistrati di Caltanissetta sono al lavoro su nuove piste e su nuovi file. Il buon Ruotolo scrive il 23 luglio da Palermo: "I mozziconi mai sequestrati, l'ultimo giallo di Via D'Amelio". Nell'articolo si racconta del palazzo 'fantasma' dei fratelli Graziano, palazzo che affaccia bene sulla strada in cui morì Paolo Borsellino malgrado non insista direttamente su di essa. Ruotolo narra del terrazzo dal quale potrebbe essere stato attivato il telecomando che ha fatto saltare in aria la Fiat 126 imbottita di tritolo, del vetro anti-schegge posizionato ad hoc sull'attico e delle molte cicche lasciate sopra il pavimento proprio come accadde con le Merit sulla collina di Capaci.

Ruotolo si sofferma sui dettagli di questo "ultimo giallo", riferisce che due uomini della Criminalpol arrivati da Catania avevano scoperto tutto già il giorno dopo la morte di Borsellino (in realtà non è chiaro se la data della perquisizione sia il 20 o il 21 luglio) e avevano quindi depositato un rapporto presso la Squadra mobile palermitana. Poi, però, la relazione si è persa nei corridoi, negli armadi della Questura e non è stata più ritrovata. Si tratta di una pista importante, soprattutto alla luce del fatto che mai nessun pentito ha ricostruito la dinamica materiale della strage. Notizia bomba, da far tremare i polsi – c'è da giurarci – a molta gente anche fuori dai consessi mafiosi. Peccato che il cronista della Stampa si sia scordato di citare chi per primo ha tirato fuori questo scoop. E non ieri o l'altro ieri, ma a fine gennaio. Altro che "ultimo giallo". Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci, infatti, hanno raccontato queste circostanze nel loro libro 'Il Patto', edito da Chiarelettere. Biondo, free lance che collabora pure con l'Unità, ha poi ripreso la vicenda il 18 luglio scorso, ossia ben cinque giorni prima che Ruotolo ne scrivesse, in un'inchiesta uscita sul quotidiano di Concita De Gregorio.

Il cronista siciliano, nell'articolo, cita il libro e dunque se stesso, il proprio accurato lavoro di approfondimento. La differenza tra Biondo e Ruotolo è che il primo ha tirato fuori la notizia senza fare il nome dei due poliziotti protagonisti dell'indagine insabbiata, mentre il secondo ha ripreso la notizia altrui citando i nomi dei due agenti, mettendone a repentaglio la sicurezza e mandando su tutte le furie i magistrati nisseni. Nell'intervista pubblicata in questo speciale, Biondo racconta come lui e Ranucci sono arrivati allo scoop. Il loro lavoro è stato talmente rilevante che la testimonianza dei due agenti, dopo essere apparsa nel volume, è stata raccolta dalla Procura di Caltanissetta il 20 aprile scorso. I costruttori Graziano, proprietari del palazzo da cui forse è stato attivato il telecomando di Via D'Amelio, erano mafiosi legati ai Madonia e ai Galatolo. La relazione dei due agenti della Criminalpol su quella perquisizione effettuata poche ore dopo il massacro è stata 'dimenticata' dalle indagini. Ruotolo, invece, ha 'dimenticato' di citare la fonte di un presunto scoop e ha creato un certo scompiglio tra gli investigatori. Come mai?

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