Torino/ Dal 10 aprile esposta la Sacra Sindone

Un' immagine misteriosa anche per la scienza, una sfida all'intelligenza come l'aveva definita Giovanni Paolo II. La Sacra Sindone di Torino, un telo di lino che raffigura il volto di un uomo sottoposto a tortura e molto somigliante all'immagine di Gesù, rappresenta un grande segno della Passione di Cristo. E' venerata dai fedeli di tutto il mondo. Viene esposta nuovamente al pubblico dal 10 aprile al 23 maggio dopo un lungo, accurato restauro.
"Per noi oggi la Sindone - ha detto il cardinale Severino Poletto, arcivescovo metropolita di Torino - è richiamo forte a contemplare, nell'immagine, il dolore di ogni uomo, le sofferenze a cui spesso non sappiamo neppure dare un nome".
Il Telo verrà esposto nel Duomo di Torino. Sarà visibile per la prima volta dopo l'importante intervento di conservazione del 2002, attraverso cui sono stati asportati i lembi di tessuto bruciato a Chambéry nel 1532, le toppe apposte allora dalle suore Clarisse e sostituito il telo d'Olanda che fungeva da supporto.
Novità dell'ostensione 2010 riguardano anche il percorso di avvicinamento al Duomo che, arricchito di informazioni rispetto alle precedenti ostensioni, inizierà dai Giardini Reali bassi, proseguirà attraverso uno dei punti più affascinanti del Polo Reale, la Manica nuova, per sbucare poi sul piazzale del campanile. Nella sala della prelettura saranno proiettate le nuove immagini del Telo ad altissima risoluzione. Diversa anche la collocazione della Penitenzieria, che troverà spazio a Palazzo Chiablese, e, tra le altre novità, la presenza di un bookshop al piano terreno del Palazzo della Regione, in piazza Castello.
La storia documentata della Sindone risale al XIV secolo quando "comparve" nelle mani del cavaliere Goffredo di Charny e di sua moglie Giovanna di Vergy. Non è noto come essi ne fossero venuti in possesso. Il 20 giugno 1353 Goffredo donò la Sindone al capitolo dei canonici della collegiata di Lirey, che egli aveva fondato. La prima ostensione pubblica avvenne, pare, nel 1357 (Goffredo era morto l'anno precedente), suscitando negli anni seguenti diversi dubbi sull'autenticità del telo. Nel 1415 Margherita di Charny, discendente di Goffredo, si riappropriò del lenzuolo (ne originò un lungo contenzioso con i canonici) e nel 1453 la vendette ai duchi di Savoia.
Questi la conservarono a Chambéry, dove nel 1532 sopravvisse ad un incendio che la danneggiò in diversi punti. Nel 1578 venne portata a Torino, dove nel frattempo i Savoia avevano trasferito la loro capitale e da allora vi rimase ininterrottamente fino al giorno d'oggi, salvo brevi intervalli. Nel 1898 venne fotografata per la prima volta: in quell'occasione si scoprì che l'immagine impressa sul lenzuolo presentava le caratteristiche di un negativo fotografico. Nel 1983 Umberto II di Savoia, ultimo re d'Italia, morendo la lasciò in eredità al Papa che ne delegò la custodia all'Arcivescovo di Torino
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