Nature nella moda, al mare e a cavallo. L'Italia a nudo contro caste e cricche
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Trionfa il nudismo in spiaggia e a Torino si va in bici senza veli. Poi nasce la moda della libertà nudista a cavallo. Tornano di moda le trasparenze negli abiti e il cibo crudo piace più dei piatti elaborati. Non è solo questione di gusti. Montesquieau diceva che i costumi non cambiano mai a caso, che dietro a ogni usanza c'è sempre un messaggio, diretto o meno. Allora viene da chiedersi che cosa stia succedendo a quest'epoca che, salta all'occhio, preme per mettersi a nudo. Anche Foucault nei suoi scritti dedicati alla sessualità ha affermato che spogliarsi in certi casi è un'esigenza: nel Seicento inglese lo facevano i borghesi che chiedevano una politica più trasparente ed esibivano il petto o il pube, estrema arma di contestazione contro le parrucche dei Lord. La stessa cosa avveniva nella Francia rivoluzionaria; la Parigi libertina non era solo sintomo di una ricerca epicurea dello svago sessuale, ma era soprattutto il tentativo di riportare carne e sangue (elementi costitutivi dell'uomo) in cima alla lista dei valori sociali. In quei festini notturni si parlava di politica, di fame e di bisogni primari.
Oggi è lo stesso. La genuinità si schiera contro l'artificio. Il gemito contro la retorica. E un bel carpaccio batte anche il più succulento degli arrosti. Sarebbe troppo facile attribuire tutto questo a un fattore di moda o al narcisismo del mondo moderno. Il nudismo oggi è uno stile di vita che s'inserisce in un meccanismo complesso. Forse semplicemente è tempo di verità, nuda e cruda appunto. Forse togliendosi scarpe e abiti la gente vuole riappropriarsi della terra, della sostanza e abbattere la forma contro l'Italia delle cricche e delle caste dove, per rimanere nella metafora culinaria, sotto tante salse si cela sempre odore di marcio. E se invece le persone volessero vederci chiaro, come si vede il sushi quando è posato fresco sul bancone del ristorante e ha quel colore acceso? Voglia di nudo, dunque. Senza sovrastrutture, direbbe Marx, senza complessi, direbbe Freud. Nudo la verità. 
LE IMMAGINI
SENZA VELI- E adesso spogliati. E’ questo il nuovo imperativo: niente a che vedere con l'erotismo e tanto meno con la pornografia, né con i dettami della moda, ma un modo per mostrarsi come si è, per scoprirsi nel senso letterale del termine. Nudi, dalla testa ai piedi: un invito che viene accolto da uomini e donne, giovani e attempati, casalinghe e manager, tutti pronti a togliersi i vestiti. Da Torino a Roma, da Ravenna a La Spezia. E se Torino è una gaffe del Comune a far invadere la città di ciclisti, tutti rigorosamente nudi, a Roma e Ravenna la festa per i senza veli è in spiaggia.
LA CICLOTURISTICA- "Oddio, ma sono nudi? Ma l’hanno scritto sulla richiesta?". Questa la domanda che si è posto il personale del Comune di Torino quando ha capito che la pedalata che si svolgerà domenica per le vie della città piemontese non è la classica gita di famiglia. Eppure i ciclonudisti per compilare i moduli si sono pure fatti aiutare da amici che con le manifestazioni di piazza hanno una certa familiarità. E, tanto per non creare equivoci, l’hanno messo in chiaro fin dal titolo. Peccato che l'hanno scritto in inglese, ed è forse lì che qualche funzionario del Comune è cascato.
Si sarà chiesto un po’ dubbioso cosa volesse dire che "qualsiasi genere di espressione creativa" sarebbe stata "altamente incoraggiata". Avrebbe dovuto cominciare a procedere sospettoso di fronte a invocazioni del tipo: "Prima del giro ci si raduna (al parco del Valentino) per dipingersi il corpo". Alla peggio, di fronte all’oggetto della richiesta - "World Naked Bike Ride" - avrebbe dovuto sobbalzare, visto che sta per corsa ciclistica internazionale per nudisti.
Invece nulla: la pratica per autorizzare Ciclonudista, la manifestazione per pedalatori senza veli è andata in porto senza ostacoli. Gli uffici del settore Viabilità hanno concesso il via libera: tra otto giorni qualche centinaio di ciclisti sfilerà per la città senza vestiti.
Torino come Amsterdam? Potere ai ciclisti e abbasso i tabù? L’epitaffio è di Olmeo. Insuperabile: "Meglio metterci una pezza sopra. In senso letterale".



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