Ferie, sempre più italiani disposti a farne a meno
Qualcosa sta cambiando nell’atteggiamento degli italiani nei confronti delle vacanze. Sarà colpa della crisi economica, che ha sicuramente cambiato il modo di pensare alle ferie. Il numero medio dei giorni di ferie disponibili si è notevolmente ridotto rispetto all’anno precedente (28 contro 30 dello scorso anno), di conseguenza si è ridotto anche il numero medio di giorni di ferie realmente effettuati (21 contro 25 dello scorso anno).
Aumentano anche i giorni di vacanza non goduti, che passano dai 5 dell’anno precedente ai 7 di quest’anno. Con queste credenziali – emerse dalla settima edizione dell’indagine realizzata da Harris Interactive per conto di Expedia sul rapporto tra lavoratori e ferie – gli italiani sono primi in Europa per giorni di vacanza lasciati sul piano ferie, e sembrano anzi seguire l’andamento degli stakanovisti giapponesi, che lasciano 6 giorni, ovvero oltre il 50% dei giorni a loro disposizione.
Gli europei guidano il mondo dei vacanzieri. Nel complesso sono i lavoratori europei a godere di un periodo di vacanza più lungo, come emerge dal rapporto tra giorni disponibili e giorni effettivamente presi. Gli europei hanno mediamente a disposizione 25-30 giorni di vacanza in un anno e, con alcune eccezioni, tendono ad usarli tutti. Oltre all’Europa, sono solo i brasiliani a poter competere per quel che riguarda i giorni di vacanza. Lo studio ha dimostrato come i brasiliani, al pari di danesi, francesi e spagnoli, siano gli unici lavoratori a ricevere 30 giorni di vacanza e a godere di ognuno di loro.
Possono usufruire di 30 o più giorni all’anno solo francesi, spagnoli, tedeschi e danesi. Fanalino di coda in questa speciale classifica gli abitanti della Corea del Sud, con 10 giorni, seguiti dai giapponesi con 11, dagli americani e singaporiani con 14. Gli italiani si distinguono in Europa per giorni di ferie avanzati (7, lasciando sul piano ferie il 25% dei giorni disponibili! Circa il 20% in più rispetto alla Germania, che la segue in Europa), e secondi nel mondo solo agli stakanovisti giapponesi e ai coreani che, con 6 giorni e 3 giorni rispettivamente avanzati, rinunciano al 55% e al 30% circa dei giorni di vacanza.
“Non posso permettermi di andare in vacanza”. È questa la ragione principale che impedisce a tanti di prendersi un periodo di riposo. Complice anche la crisi economica, sono in molti a rinunciare alle vacanza e a preferire anzi l’eventuale rimborso. L'Italia è uno dei paesi con la più alta percentuale in Europa tra coloro che dichiarano di non poter sostenere il costo di una vacanza (27%). Seguono l’Olanda con appena il 14% e la Germania con il 16%. Globalmente, i più preoccupati per il costo di una vacanza sono gli americani (34%). Raddoppia la percentuale di chi preferisce essere pagato per le ferie non usufruite, cercando di sfruttare maggiormente i weekend e i piccoli break. Percentuale che passa dall’8% dello scorso anno al 15% dell’anno in corso.
Francesi, giapponesi e italiani sono anche i meno capaci a staccare completamente dal lavoro durante le ferie: il 56% dei francesi, il 54% dei giapponesi e il 52% degli italiani controllano la mail di lavoro e la segreteria anche in ferie. Il dato più sconfortante è però probabilmente quello legato alla percentuale delle persone che temono che un’eventuale vacanza possa essere percepita negativamente dal proprio datore di lavoro. Mentre la percentuale di Danimarca e Norvegia è pari al 3% e al 4%, quella italiana sale fino 12%, superata di due punti solo da quella giapponese. Sembra inoltre che gli italiani facciano fatica a rilassarsi, a causa dell’eccessivo stress dovuto alle “attenzioni” ricevute dai loro capi.
Il 32% degli italiani, infatti, dichiara che il proprio capo non è poi così solidale con chi decide di andare in vacanza, mentre solo il 44% dichiara di partire serenamente. Seguono, a debita distanza, i tedeschi con il 54% e i danesi con il 57%. Alla luce di ciò sarebbero quindi proprio gli italiani ad avere maggiore bisogno di una vacanza, senza stress e all’insegna del totale relax!
“Per aiutare i viaggiatori che vogliono risparmiare sul volo restando nel nostro paese o semplicemente concedersi un paio di giorni alla scoperta delle bellezze italiane o del mare nostrano”, commenta Fabrizio Giulio, Managing Director di Expedia.it, “stiamo arricchendo il nostro sito con offerte speciali valide per tutta l’estate su gran parte degli oltre 11.000 hotel italiani disponibili su Expedia.it, per non rinunciare a viaggiare nemmeno in luglio e agosto, i mesi preferiti dagli italiani per andare in vacanza”.
Famiglia e partner sono i compagni preferiti. Ma mentre la scelta della vacanza in famiglia raggiunge in qualche caso percentuali notevolmente elevate, come nel caso del 58% dei norvegesi e del 55% dei cugini d’oltralpe, il viaggio in solitaria con compagni o compagne si assesta un pò dappertutto su percentuali intorno al 32%. Tra gli italiani non c’è grosso margine tra la scelta di andare in vacanza con la famiglia o col partner (38% contro 33%).
Molto alta è anche la percentuale di chi sceglie gli amici come compagni di viaggio (24%). “Solitamente noi italiani tendiamo a prenotare le vacanze all’ultimo momento, anche se sembra che il trend stia cambiando. Nonostante sia possibile trovare buone offerte in questo senso, prenotare in anticipo rappresenta sicuramente l’occasione migliore per poter scegliere tra una più ampia offerta di voli e alberghi, usufruendo di maggiori risparmi e più flessibilità”, aggiunge Fabrizio Giulio.
“In quest’ottica è anche più semplice trovare la soluzione di viaggio che meglio si adatta alle esigenze del partner o dei figli. Grazie a strumenti come «il mio itinerario» o alla nuova applicazione Facebook di Expedia "Trip Companion" vogliamo facilitare ulteriormente le coppie e le famiglie nella scelta della loro vacanza”. Per quel che riguarda la percentuale di “work addicted” la Germania perde la storica leadership in merito alle persone che ammettono di aver cancellato o rimandato le proprie vacanze per motivi di lavoro. Al primo posto, classifica difficilmente immaginabile prima della crisi, troviamo la Spagna con una percentuale del 54%, seguita dal sempre presente Giappone col 50% e dalla Svezia con 49%.
L’Italia si colloca nel mezzo, con il 43% di lavoratori che ha subito questo tipo di inconveniente, ben lungi da danesi e britannici a cui è capitato solo nel 30% dei casi. Un altro dato interessante è quello che riguarda la percentuale delle persone che dichiara che il lavoro è la loro vita. Il 15% di americani e canadesi, fedeli all’idea dell’uomo che si fa da sé, dichiarano di sentirsi completamente rappresentati dal lavoro che svolgono e che sono anzi disposti a far a meno delle ferie. La percentuale media degli altri Stati è comunque attorno al 10%.


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