Carnevale in Val di Fiemme per scherzare con i turisti
La diffidenza nei confronti dello straniero diventa una gioco, anzi, una festa. Il Carnevale di Valfloriana in val di Fiemme prende in giro il turista per le sue abitudini e il suo modo di vestire, ma poi lo invita a ballare e a bere vin brulé. Un tempo, nei piccoli villaggi delle Dolomiti trentine, gli stranieri erano guardati con diffidenza, anche perché erano davvero in pochi a superare monti e foreste per raggiungere piccoli e sperduti paesini.
Con una scherzosa festa carnevalesca il Comune di Valfloriana, il 5 marzo 2011, rievoca l'antica usanza di sottoporre lo straniero alle domande più stravaganti per essere accettato dalla comunità. Valfloriana è un comune formato da piccoli villaggi, nascosti l'uno all'altro dal verde dei boschi. In questi luoghi, così ancorati alle tradizioni, è nato il "Matocio", una maschera che impersona la figura dello straniero.
Da molti anni i Matoci e altre maschere mettono in scena uno spettacolo, grazie a un giovane comitato organizzatore. Durante la festa, un lungo corteo, con maschere lignee rare e preziose, si spinge fino alla frazione Casatta, dove si balla fino a notte. Il "Matocio" è caratterizzato da una maschera di legno che, oltre a nascondergli il viso, ne altera decisamente la voce. Le variopinte vesta, le coccarde, i lunghi fiocchi multicolori e il campanello (bronzìn) fissato alla cinta, ne fanno uno dei personaggi più appariscenti e curiosi del Carnevale floriano. Giunto dopo un lungo viaggio alle porte del paese, il Matocio omaggia con inchini e saluti alcuni sospettosi abitanti che ne sbarrano, volutamente, il cammino. Per essere accettato e ricevere ristoro, deve dimostrare, in una prova chiamata "contrest", la propria identità e le sue buone intenzioni. Si tratta di un dialogo beffardo al quale il burlone viaggiatore risponde sempre in modo evasivo e divertente. Una sorta di botta e risposta, una simpatica commedia recitata sulla strada che rallegra tutti gli spettatori dai più piccoli ai più grandi. Superata la prova il Matocio può fare il suo ingresso nel villaggio e godere dell'ospitalità offertagli. Alle sue spalle ne arriverà un altro, pronto per dare il via a una seconda spassosissima farsa.
Quindi, è il tempo degli Arlecchini che vantano un posto di grande onore affettivo nel cuore degli abitanti. I lunghi e slanciati copricapo, ornati di nastri e merletti, i fazzoletti colorati che fanno volteggiare a passo di danza, ne annunciano con allegria la venuta. A ruota seguono i Suonatori con le loro fisarmoniche danno vita a una marcetta lenta, composta proprio per il Carnevale.
Il corteo nuziale prosegue con gli Sposi (l'uomo si maschera da sposa e la donna da sposo) e le cosiddette Béle (gli invitati alla festa) che, accuratamente abbigliati, si propongono al pubblico con raffinato portamento. Il variopinto corteo termina con i Paiaci che ostentano maschere di legno deformate e vestiti stravaganti. Sono figure molto sentite e amate, soprattutto dai bambini che ne acclamano sempre con gioia la venuta. I Paiaci divertono la gente con pungenti pantomime sui i fatti più chiacchierati delle vita paesana.



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