jacopo de michelis

Lunedì, 17 gennaio 2011 - 15:20:00
ESCLUSIVA/ Gian Arturo Ferrari, presidente del Centro per il libro, e l'editor della Marsilio Jacopo De Michelis, intervengono su Affaritaliani.it dopo l'appello di Wu Ming 1 ("Sollecito non soltanto gli autori, ma anche e soprattutto gli editori i cui libri sono in lista nera a farsi sentire. Anche per vie legali"): "Da una parte c'è il caso-Battisti, e la mia personale opinione è che Battisti deve essere estradato in Italia. Naturalmente allora non firmai quell'appello. Ho sempre trovato un po' ridicole le mobilitazione in suo favore sia in Italia sia in Francia. Ora arrivano le dichiarazione dell'assessore Speranzon che chiede il ritiro dei libri dalle biblioteche. Non sono assolutamente d'accordo con lui. I libri sono i libri e hanno diritto a stare dove stanno, in certa misura sono anche indipendenti dai propri autori. D'altronde, in qualsiasi caso non si può impedire la lettura dei libri", ci dice Ferrari. E De Michelis: "Premesso che quell'appello non lo firmerei più - anche perché lo sento molto lontano e oggi non solidarizzerei con Battisti- credo che quella dell'assessore Speranzon sia una provocazione e che non vada presa troppo sul serio. Sono certo che non troverà applicazione. E dar vita a una campagna di intellettuali per protestare contro le dichiarazioni dell'assessore alla cultura della provincia di Venezia rischia solo di dare troppa pubblicità alla provocazione di Speranzon". SCOPRI TUTTI I PARTICOLARI
Venerdì, 5 marzo 2010 - 18:02:00
Marsilio, la casa editrice (nel gruppo Rcs) di Larsson, è in grande espansione e ha cominciato il 2010 con l'acquisizione di Sonzogno. L'editor della narrativa Jacopo De Michelis, nipote del direttore Cesare, parla con Affaritaliani.it dei risultati raggiunti e di molto altro: "Il bilancio è ottimo. Nel 2009 escludendo Larsson siamo cresciuti di oltre il 30% rispetto all'anno precedente". E ancora: "La nuova letteratura italiana sta vivendo un bel momento. Rispetto al minimalismo delle generazioni precedenti, oggi i nostri giovani scrittori hanno una marcia in più". E sulla 'moda' degli esordienti: "Ci si lamenta sempre perché l'Italia è un Paese chiuso ai giovani, e poi quando l'editoria a differenza di molti altri settori si dimostra così ben disposta verso i volti nuovi si critica questa tendenza. Mi sembra incoerente..."
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