Venerdì, 17 febbraio 2012 - 08:32:00
Arriva in libreria l'esordio di Francesco Targhetta: "Perciò veniamo bene nelle fotografie" (Isbn edizioni) è un esperimento letterario coraggioso. Un romanzo in versi che racconta la crisi e le difficoltà dei giovani attraverso una nuova forma di poesia. L'autore racconta: "È stato un lavoro di due anni. Ogni verso è stato pensato, riscritto con un labor limae molto intenso. Il modello crepuscolare c’è, soprattutto nel modo di inserire i dialoghi o il gusto per i cataloghi, tipici di Gozzano. Poi sono confluite molte passioni del Novecento, più sperimentali come La ragazza Carla, la neo-avanguardia, Bianciardi...". E sulla precarietà descritta nel libro: "Si scrive di ciò che si conosce. E io la precarietà la conosco bene... per scrivere bisogna essere un po’ incazzati". Quindi Targhetta parla del nepotismo nelle università, di Padova in cui il libro è ambientato, del rapporto "complicato" tra i giovani e il Governo Monti, e di Andrea Zanzotto ("Ho avuto il piacere di incontrarlo due, un maestro indiscusso..."). L'INTERVISTA, LA RECENSIONE E DUE ESTRATTI