Stupro Caffarella/ Chiesto il fermo per i due rumeni. "Lo abbiamo fatto per dispetto"

Giovedì, 19 febbraio 2009 - 12:00:00

Arrestato nove volte e sempre liberato. Due arresti per rapina con lesioni e furto aggravato, più una denuncia per ricettazione collezionati nel giro di due settimane, tra il 27 settembre e l'11 ottobre 2007. E una condanna a cinque mesi di carcere, arrivata l'8 febbraio 2008. Questo c'era a carico di Alexandru Isztoika Loyos (o Loais, o altri alias) quando il prefetto di Roma l'aveva espulso dall'Italia. Ma non è bastato. Gli arresti, la denuncia e la condanna «non appaiono sufficienti a integrare l'ipotesi della minaccia concreta, effettiva e grave ai diritti fondamentali della persona ovvero dell'incolumità pubblica, e tale da determinare l'ulteriore permanenza sul territorio incompatibile con la civile e sicura convivenza».

Sono Karol Racz, 36 anni, e Alexandru Istoika Loyos, 20 anni, i due romeni accusati dello stupro nel Parco della Caffarella e arrestati dalla polizia, il primo a Livorno, il secondo a Roma. La polizia è arrivata alla loro identificazione in pochi giorni, al termine di indagini condotte secondo metodi decisamente tradizionali: niente computer, niente cellulari, niente dna, "solo" i ricordi sempre più precisi delle due giovani vittime, gli identikit disegnati dagli esperti della Scientifica e un lavoro di squadra che ha visto impegnati fianco a fianco gli uomini della Squadra mobile, i colleghi dei commissariati e quelli arrivati da Bucarest.



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La rosa di potenziali sospetti è stata ristretta nome dopo nome, e di esclusione in esclusione si è arrivati al nome di Istoika Loyos, fermato proprio quando aveva deciso di lasciare l'Italia: il giovane, che nel 2008 era stato raggiunto da un provvedimento di espulsione poi non convalidato, nella notte ha reso una piena confessione. "All'inizio volevamo solo rapinare quei due - avrebbe raccontato - ma poi abbiamo visto che la ragazza era molto carina e abbiamo cambiato idea".




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La deposizione di Istoika Loyos ha portato gli investigatori a Karol Racz, che nei giorni scorsi aveva lasciato la città a bordo di un pullman di linea. Racz non ha precedenti in Italia (dove peraltro sarebbe da pochissimo): nel suo paese era stato invece condannato per furto aggravato e aveva scontato tre anni di carcere. Il 36enne risulterebbe indagato anche per lo stupro di via Andersen del 21 gennaio scorso. "La celerità con cui si è arrivati al fermo dei due presunti responsabili - ha sottolineato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni - ha impedito che uno dei due fuggisse all'estero per sottrarsi alla cattura".

Il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha telefonato al capo della Polizia romena, Petre Toba, per esprimere i ringraziamenti del ministro mentre Il questore di Roma, Giuseppe Caruso, ha ribadito "l'importanza del lavoro d'equipe", la "natura tradizionale delle indagini" e soprattutto "la grinta, la forza e la determinazione, davvero eccezionali, delle due vittime, in particolare della ragazzina".

MANGANELLI CHIAMA IL CAPO DELLA POLIZIA RUMENA - Il Capo della Polizia Prefetto Antonio Manganelli, ha sentito telefonicamente Petre Toba Capo della Polizia rumena . Durante la cordiale telefonata, il prefetto Antonio Manganelli ha espresso i vivi ringraziamenti personali e del Ministro dell’Interno Maroni per l’efficace collaborazione della Polizia rumena che si è sostanziata nel grande risultato investigativo raggiunto con l’arresto dei responsabili della violenza perpetrata a Roma nel parco della Caffarella .

Il successo investigativo, si è stato ribadito nella lunga e cordiale telefonata tra  Manganelli e Toba, rappresenta la testimonianza dell’efficacia delle collaborazioni tra polizie.

“Il progetto di collaborazione tra le polizie” ha detto il Capo della Polizia rumena Petre Toba al Prefetto Manganelli “sicuramente dovrà essere rafforzato sempre più perché i risultati positivi portano alla soddisfazione dei poliziotti italiani e rumeni che operano fianco a fianco, ma anche- ha ribadito Toba - la serenità della comunità rumena che si sente perfettamente integrata con la popolazione italiana”.

“L’esperienza  sul campo condivisa tra la polizia italiana e quella rumena  nella brillante indagine che ha portato all’arresto degli stupratori della Caffarella è solo uno dei punti di partenza verso l’obiettivo della sconfitta del fenomeno criminale straniero” ha ribadito il Capo della Polizia Antonio Manganelli.“Le indagini della Squadra Mobile hanno evidenziato” lo ha detto il Capo della Polizia Prefetto Antonio Manganelli al Capo della Polizia rumena Petre Toba “l’elevato livello di qualità del lavoro svolto dai poliziotti rumeni in Italia”.  Lunga telefonata  di compiacimento e soddisfazione del capo della Polizia Manganelli anche  al Questore di Roma Caruso e al Capo della Squadra Mobile Rizzi.

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