Starbucks - La prefazione -
Venerdì, 20 febbraio 2009 - 17:27:00
La prefazione
di Riccardo Staglianò
L'Arnerica è un motore che va a petrolio e caffè. Il primo alimenta le macchine, il secondo gli uomini. E qui che va a finire un terzo dei chicchi mondiali e vengono scolate undici miliardi di tazze all'anno. Nazione fondata sulla prestazione - dai traslocatori del Bronx ai banchieri di Wall Street - ne ha fatto da sempre la sua bevanda di elezione, la droga legale, il doping presentabile. Per secoli è stata considerata solo la sua funzione: benzina che dava la carica a un popolo di workabolic. Poi, alla fine degli anni OXtanta, è arrivato Starbucks e ne ha svelato i simboli. Ci ha costruito intorno una religione e ne ha officiato la liturgia. Se credete che sia una ricostruzione sovreccitata, magari figlia di qualche moka di troppo, considerate il primo miracolo. All'epoca una tazza di caffè nero filtrato costava 50 centesimi da Anchorage, Alaska, a Zenda, Wisconsin. Nella neonata catena riuscivano a farsela pagare un dollaro e sessanta. Che è come se per un espresso qualcuno volesse spillarvi, invece di un euro, tre. E se non vi basta la moltiplicazione dei pani e dei prezzi, soffermatevi sul secondo mistero. Nel 1991, tre anni dopo aver acquisito la sconosciuta torrefazione di Seattle, al giovane e ambizioso ex venditore di casalinghi Howard Schultz viene un'altra idea delle sue. Una caffetteria nel centro di Vancouver sta andando incredibilmente bene. La gente fa la fila per gustare quella miscela parente oltre il sesto grado deljus des chaussettes dei chioschi cittadini. E Schultz non sopporta di perdere clienti per mancanza di sedie e tavolini. «Perché non ne apriamo un'altra sul lato opposto della strada» propone allora al suo agente immobiliare. Nello stabile dove prima c'era... un ristorante. Uimmobiliarista non si capacita: un posto tanto grande e tanto vicino, erano due follie in un colpo solo. Ma il manager ha la meglio e ha anche ragione. Pur a quindici metri di distanza le clientele non si sovrappongono. Bastava riconoscere le differenze e valorizzare la passione comune: una smisurata voglia di buttar giù un buon liquido caldo ed energizzante.
Inizia di lì, con la strana coppia ai civici 1099 e 1100 di Robson Street, l'irresistibile ascesa dell'azienda che ha colonizzato il mondo e reinventato l'esperienza di bere il caffè. Il libro di Taylor Clark che avete tra le mani racconta quest'epopea. La corsa all'altro oro nero. E i colpì bassi che, nella mischia, non sono mancati.
L'America è anche una nazione fondata sulla varietà dell'offerta. Dovrebbero sancirlo anche nella Dichiarazione di Indipendenza, accanto al diritto di «cercare la felicità», che poi sono due cose - qui come a nessun'altra latitudine - intimamente legate. Al supermercato noi abbiamo tre tipi di latte, loro una dozzina. Al bar qualche variazione su espresso e cappuccino, da Starbucks 55 mila. Sì, le hanno contate. C'è una signora a Seattle che ogni mattina, invariabilmente scegliendo l'ora di punta, chiede un «decaffeinato singolo da sedici once con extra vaniglia, bollente e con panna macchiata al caramello». La madre delle perversioni è sempre incinta e al confronto quei clienti che da noi pretendono un orzo in tazza grande con un goccio di latte freddo sembrano gente senza fantasia. Eidea della personalizzazione è presa così sul serio che il sistema di gestione degli ordini, con il loro feroce taylorismo, prevede che gli inservienti scrivano con un pennarello le specifiche sulla tazza assieme al vostro nome prima di passare il tutto in produzione. Uattesa, che non dovrebbe mai superare i tre minuti nei desiderata di mister Schultz, finisce quando ti chiamano. Sì, stanno dicendo proprio a te. Non sei un numero ma un essere umano. Siamo tra amici. Fatti avanti e sorridi. Neppure l'arredamento è taglia unica. Spiega Clark: «C'è il «classico", dì stile europeo, pieno di legno. Il "di moda", patinato e spigoloso, più cosmopolita. E "Origins" allegro e colorato, che avrebbe dovuto ricordare un mercato mediorientale». Ognuno può scegliere, prima ancora del blend, l'atmosfera che gli assomiglia di più.



0 mi piace, 0 non mi piace
Siria/ Hollande, con via libera Onu sì ad intervento militare
Siria/ Casa Bianca, al momento sbagliato intervento militare
Petrolio/ A New York chiude in calo sotto 91 dollari
Calcioscommesse/ Prime ammissioni da Gatti e Acerbis
Terremoto/ Napolitano, fiducia, speranza e certezze a Emiliani
Bpm/ Ponzellini agli arresti, Gip: "la banca come 'cosa sua'"
Facebook/ A Wall Street titolo scende sotto quota 30 dollari
Fonsai/ Ghizzoni; pazienza banche limitata, Ligresti deliberino
inEVIDENZA
Cool-tura
Strauss-Khan, macché libertino
Nel 700 il sesso sposava le idee
Casanova, don Giovanni, fino ai salotti della Parigi settecentesca dove le idee intrecciavano i fili con la ricerca del piacere: la storia del libertinismo ci ha lasciato un patrimonio immenso. Diderot diceva: "Le mie idee sono le mie puttane" perché in quei salotti di Montmartre tra le gambe di signorine disinibite e intelligenti si scrivevano pagine di letteratura e filosofia
Ma il libertinismo esiste ancora come ha sostenuto nel suo interrogatorio a Lille l'ex direttore del FMI Dominique Strauss-Kahn? Nelle sale di villa Certosa forse? Il filosofo della scienza Giulio Giorello, autore di saggi come Lussuria e Tradimento, commenta con Affari: "Il movimento libertino si basa sul parallelismo tra libertà dei costumi e delle idee. In quei salotti nascevano nuove filosofie. I politici di oggi? Niente di tutto questo"
Ma il libertinismo esiste ancora come ha sostenuto nel suo interrogatorio a Lille l'ex direttore del FMI Dominique Strauss-Kahn? Nelle sale di villa Certosa forse? Il filosofo della scienza Giulio Giorello, autore di saggi come Lussuria e Tradimento, commenta con Affari: "Il movimento libertino si basa sul parallelismo tra libertà dei costumi e delle idee. In quei salotti nascevano nuove filosofie. I politici di oggi? Niente di tutto questo"
Affaritaliani.it - Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154
© 1996 - 2011 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.




































