Zeman torna all'attacco: "Ribadisco che Moggi mi ha segato"
"Non ho fatto dichiarazioni, ho solo risposto alle domande che il Pubblico Ministero mi ha posto riguardo alle cose di cui sono a conoscenza". Zdenek Zeman, durante la registrazione del faccia a faccia con Antonello Piroso a "Niente di personale", torna sulla sua deposizione nell'aula del tribunale di Napoli dedicata al processo di Calciopoli. "L'ostilità di Moggi (che ha annunciato querela nei confronti dell'allenatore, ndr) è stata decisiva nello svolgimento della mia carriera dato che è dal '98 che non riesco piu' ad allenare. Prima ero considerato tra i migliori allenatori e guadagnavo più di tutti, non perché andavo a chiedere i soldi con la pistola - ha commentato ironico - ma perché mi venivano offerti". Il boemo ricorda poi che tale ostilita' "è nata nel '98, quando ho detto che del calcio di allora non mi piacevano i farmaci e il fatto che ci fosse troppa economia. Parlavo prima di farmaci, poi è stato dimostrato che era un vero problema di doping". 
Zeman vs Moggi
"Anche allora erano risposte, non erano dichiarazioni", ha sottolineato. Quanto al termine "economia" ha spiegato: "Le societa' allora erano fuori budget come sono oggi, anche se oggi hanno due miliardi di debito totale: penso che cosi' una societa' non si gestisca bene". Alla domanda di Antonello Piroso se Moggi sia a suo parere ancora influente nel calcio attuale, ha replicato: "Penso ci sia ancora, anche se ha dichiarato che con il calcio ha chiuso".
"Calcio piu' pulito? Andate a vedere cosa si dice in giro. Dovrebbe essere pulito. Ma se si e' parlato tanto di sistema - ha proseguito l'ex allenatore di Roma e Lazio - vuol dire che in tanti erano coinvolti. E chi ha partecipato prima secondo me c'è ancora". E conclude: "Non so perché non sto allenando. Penso ci possano essere tanti motivi, forse perché pensano che ho gia' fatto troppo, sono tante 800 panchine. Oppure perche' si pensa che sono scomodo, anche se io mi sento sempre e solo un allenatore e sul campo penso sia difficile esserlo". Niente estero però, almeno per ora: "Mi hanno fatto proposte per delle panchine fuori, ma per ora non vado, non mi va. Preferisco fare il pensionato. Ho avuto due esperienze non positive all'estero e non per i risultati, ma capirsi con i turchi è difficile. Anche se vogliono entrare in Europa - dice ancora Zeman - penso sia tutto un altro mondo". Zeman poco entusiasta del gioco delle romane e in generale delle squadre di serie A: "Oggi sono solo uno spettatore. Purtroppo vivo a Roma, vedo la Lazio e la Roma e in questo momento non danno grandi soddisfazioni. E invece vorrei andare al campo e vedere qualcosa di bello. E' difficile trovare una squadra che mi piaccia. Ci sono delle belle partite, e queste le possono fare il Genoa, l'Udinese e la Fiorentina". Quanto ai calciatori che lui reputa dei fuoriclasse, non ha dubbi: "Totti, Baggio e Rivera. Poi - conclude Zeman - ci sono anche degli ottimi giocatori come Del Piero". 
Francesco Totti
Poi spara su Mourinho: "Quando è arrivato ha detto a tutti che avrebbe fatto vedere come si fa un 4-3-3 e non l'ha mai fatto. L'ha fatto un mese e non ci è riuscito. Il problema è che bisogna farlo con i giocatori che uno ha e secondo me li ha scelti male". E ha aggiunto: "Tutti lo aspettavano per vedere un calcio migliore e invece, anche come si è visto l'anno scorso, si è continuato a sfruttare Ibrahimovic, e quest'anno a sfruttare i singoli, mentre io penso che il calcio sia un gioco di squadra". Alla domanda su chi vincerà lo scudetto, Zeman ha comunque risposto: "Di questo passo l'Inter ne vincerà dieci".
Caso Cassano. "Se è fuori dalla Nazionale, anche se la maggior parte delle persone lo vorrebbe dentro, vuol dire che Lippi ha altre intenzioni. Un ct deve fare la squadra alla sua maniera e come la pensa lui. Anch'io ho sempre fatto di testa mia". Alla domanda su cosa ne pensi degli allenatori di nuova generazione, come Leonardo o Ferrara, afferma: "Oggi penso che vanno avanti gli allenatori amici dei giocatori, perche' li capiscono e li conoscono. Hanno difficolta' a farli crescere, ma riescono comunque a tenere insieme lo spogliatoio. Per me, invece, l'allenatore deve allenare e cercare di migliorare i suoi calciatori". Il tecnico boemo si sofferma anche su Maradona: "ã stato un grande calciatore, ma come allenatore lui punta sull'amicizia con i giocatori: quando si vince, vuol dire che si fa bene cosi', ma quando si perde no".



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