Zamparini ad Affari: "Solidale con Termini Imerese, però..."

Mercoledì, 24 febbraio 2010 - 22:40:00

Di Giordano Brega

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Maurizio Zamparini

Si avvicina Palermo-Juventus, domenica sera nel posticipo di campionato, con... la vicenda di Termini Imerese-Fiat sullo sfondo. 

"Non vorrei coinvolgere il calcio in queste operazioni qui. Io sono solidale con gli operai di Termini Imerese, ma non ce l'ho né con la Fiat, né con la Juventus. Soprattutto non vedo come centri la società bianconera con la fabbrica". Parola di Maurizio Zamparini. Il numero uno del club rosanero parla con Affaritaliani.it dell'appello che hanno lanciato i tifosi palermitani: battere la Vecchia Signora nel match di domenica, in onore degli operai di Termini Imerese in cassa integrazione fino al 5 marzo e che rischiano di perdere il lavoro per la chiusura della fabbrica annunciata ormai da mesi dall’amministratore delegato dell’azienda torinese Sergio Marchionne. 

Poi sottolinea il concetto: "Io come Palermo Calcio e come persona sono solidale con loro, mi preoccupa molto. Però non vedo come ritorcere una cosa triste come gli operai che sono senza lavoro lì, contro la Juventus".

Il suo club può fare qualcosa nel sociale nella zona per aiutare la popolazione del luogo?
"Il compito del sociale, con le tasse che paghiamo, è di questo Stato. Visto che il Palermo è il maggior contribuente della Sicilia, penso con 14-15 milioni all'anno, direi che la Regione che le incassa deve pensare a queste cose. Il Palermo calcio ha già grandi preoccupazioni per portare in pareggio il proprio bilancio".

I club inglesi sono responsabili da soli del 56% del debito complessivo del calcio europeo. La tesi viene diffusa dal The Guardian e, secondo il giornale il dato scaturisce da un rapporto dell' Uefa aggiornato alla stagione 2007-2008. Il documento prende in considerazione le 732 società dotate della licenza Uefa e calcola, in particolare, il debito combinato delle 18 squadre della Premier League. La cifra complessiva sfiora i 4 miliardi di euro, circa 4 volte quella che pesa sui club spagnoli.
Il tutto mentre la Premier League, in maniera informale, fa notare che dalla scorsa estate sono state introdotti paletti e strumenti di vigilanza. L'obiettivo è rispettare i parametri che la Uefa introdurrà a partire dal 2012-2013, quando entreranno in vigore le prime misure per il 'fair play finanziario'.

La situazione economica globale è chiara e sotto gli occhi di tutti. Il calcio non può fare qualcosa per contenere gli ingaggi e migliorare, nel suo piccolo, la situazione?
"Prima di tutto bisogna ridurre la tassazione come nei Paesi esteri. E poi si dovrebbe ridurre gli ingaggi ma è molto difficile".

Come mai?
"Non è l'Italia che fa il tetto degli ingaggi ma l'Europa. Io ci starei domani mattina perchè mi diverto anche a vedere il calcio dilettantistico, però il vero problema dell'Italia non è il calcio o i costi dei giocatori, come non lo sono né le evasioni fiscali, nè altre stupidaggini che incidono per l'1% sul globale".

Qual è il problema?
"E' lo Stato che ci ha ridotti in 20-30 anni di inefficienza: in un Paese in cui le nostre piccole aziende, che erano il nerbo della nostra economia e il vanto di essa, sono messe in ginocchio e costrette a chiudere. Senza che nessuno ci pensi. A Roma si parla di chi ha toccato il culo a una modella e non ai problemi degli italiani. Ed è sbagliato pensare che debba essere il calcio a risolverli".

Calcio italiano, tra l'altro, che vive una situazione di crisi...
"Non c'è nessuna crisi del calcio italiano".

Lei crede?
"Sta benissimo dal punto di vista finanziario perché i paletti che hanno messo funzionano fin troppo bene. Nessuna società può fallire, ogni operazione è coperta da fidejussione bancaria. Dal punto di vista dei risultati non andiamo mica male. Sono in fallimento il calcio inglese, spagnolo, tedesco dove ci sono dei bilanci paurosi. E' un po' la differenza che c'è tra le banche italiane e quelle straniere".

Non trova assurdo che, con la situazione di cui lei parla, loro dominano e vincono le Coppe, mentre noi facciamo fatica a portare squadre ai quarti di Champions League?
"Dominano e vincono proprio perché non hanno paletti. Il calcio inglese non ha nessuna fidejussione e una fiscalità molto bassa e quando il calcio spagnolo si permette di portare via Kakà e Ibrahimovic ai nostri club è perché li pagano 3-4 milioni in più di ingaggio e 60-70 milioni in cartellino. Secondo me sono dissennati loro, non dobbiamo seguirli".

Perché?
"Prima o poi faranno flop, specialmente in Spagna".

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