Campioni in erba: inchiesta sui grandi prodotti del vivaio
Di Andrea Losapio*
Mancanza di programmazione. La chiave principale dell'insuccesso italiano in Europa è l'incapacità di crescere grandi giocatori in casa, preferendo spesso lo straniero dal nome esotico, magari già affermato, ma che poi si rivela un discreto giocatore oppure un flop totale, anche per problemi di ambientamento nel nostro campionato. Le differenze sono enormi, soprattutto in Europa.
Bayern Monaco - I vice campioni di Europa sono allenati da Louis van Gaal, santone olandese capace di lanciare grandissimi giocatori, seppur giovanissimi, direttamente dal settore giovanile. Sin dai tempi dell'Ajax, con Patrick Kluivert, Edgar Davids, Clarence Seedorf e molti altri. In questo anno e mezzo alla guida della compagine bavarese sono moltissimi i giocatori cresciuti sotto la sua ala. Il talento fulgido di Thomas Muller è solo l'ultimo esempio, con il calciatore capace di passare dalla squadra B alla semifinale mondiale in una sola stagione. Holger Badstuber è l'altra sorpresa della Bundesliga 2009/10 con la maglia della società bavarese. Toni Kroos intanto faceva sfaville con la maglia del Bayer Leverkusen. Thomas Kraft - capace di parare un rigore all'esordio con la prima squadra - e Diego Contento sono le new entry di questa stagione. Andreas Ottl, Philipp Lahm e Bastian Schweinsteiger concludono un settore giovanile floridissimo, capace di dare otto giocatori di primo piano all'Allianz Arena. 
Thomas Muller (il famoso pugno con Robben)
Barcellona - Se fossimo in Donnie Brasco la battuta sarebbe semplicissima "Ma che te lo dico a fa'". Grandissimo vivaio, sicuramente il migliore del mondo per strutture, capacità, bravura. Da Lionel Messi, dominatore da qui all'eternità per il Pallone d'Oro nuova formula, al capitanissimo Carles Puyol, al Barça dall'età di 17 anni, con i suoi parenti che preferivano lo studio al calcio. Come tutti i genitori del resto. Gerard Piqué, altro grande prodotto delle giovanili, è dovuto emigrare in Inghilterra per trovare la completa maturazione. Xavi ha trovato la sua anima gemella calcistica direttamente a La Masia, con Andrés Iniesta vero e proprio fenomeno cresciuto lì dall'infanzia. Il centrocampo è completato dal figlio di un altro protagonista blaugrana: Sergio Busquets si permette di mandare in panchina il capitano dell'Argentina, Javier Mascherano. I portieri Victor Valdes e José Manuel Pinto entrambi catalani, l'oggetto dei desideri di mezz'Europa Bojan Krkic, i ragazzini Thiago Alcantara - segnatevi questo nome - Jeffren Suarez, Jonathan dos Santos, Marc Bartra e Andreu Fontas, difensore capace di andare in gol al suo esordio in Champions League. Menzione speciale per Pedro, storia uguale a quella di Thomas Muller: se il tedesco deve ringraziare van Gaal, il velocissimo attaccante deve tutto a Josep Guardiola, l'uomo che gli ha cambiato la vita. Doveva andarsene da Barcellona, è diventato Campione del Mondo. 
Andres Iniesta
Real Madrid - Galacticos come costi, non come cantera. In principio era Javier Portillo (i fiorentini se lo ricorderanno), poi Roberto Soldado, adesso il nome a sensazione è quello di Alvaro Morata. Gli attaccanti della formazione castillana riescono a imporsi solamente nelle giovanili. Portillo come Paolucci alla Juventus, Soldado sta trovando grandissima continuità al Valencia e può diventare un ottimo calciatore, ma per sfondare bisogna emigrare, dai tempi di Raul e Casillas. Proprio il portiere è l'esempio del vivaio madridista, ma è più l'eccezione che conferma la regola che altro. Gli altri prodotti del vivaio sono Esteban Granero, Antonio Adan e Alvaro Arbeloa: il primo e il terzo sono dovuti allontanarsi dalla Capitale prima di ritornarci da protagonisti, il secondo ha solo due presenze con la casacca blanca. C'è anche la sfortuna: Rubén de la Red poteva essere considerato il futuro, ma il 4 novembre ha annunciato il suo ritiro per colpa di alcuni disturbi cardiaci.
Inter - Ed eccoci iniziare la nostra rassegna, certamente non positiva, con la società Campione del Mondo per club. I nerazzurri hanno vinto la Champions League senza italiani nell'undici titolare, se non vogliamo considerare Milito, Zanetti o Cambiasso - solamente naturalizzati, argentini a tutti gli effetti - come nostri connazionali. Due anni fa si parlava della splendida primavera interista, con SuperMario Balotelli a fare faville con Mancini prima e Mourinho poi, mentre Davide Santon - direttamente col tecnico portoghese - metteva la museruola a Cristiano Ronaldo, fresco vincitore del Pallone d'Oro. Due anni e troviamo solamente Felice Natalino in una rosa allargata, senza considerare Alibec oppure Obi.
Milan - Un po' meglio i rossoneri, con ben sei giocatori nel giro della prima squadra. Partiamo con Massimo Oddo oramai più vicino al ritiro che al debutto, che dopo un giro lunghissimo è ritornato a Milano, dove era cresciuto calcisticamente. Il lento declino - dal mondiale 2006 in poi - lo ha allontanato dalla formazione titolare, sempre più oscurato da Zambrotta, oltre che da Abate e Antonini. Questi due prodotti del vivaio meneghino, che hanno dovuto prima farsi le ossa in giro per l'Italia, prima di trovare la loro giusta dimensione. Chi può diventare davvero importante per la società di Via Turati è certamente Alexander Merkel, centrocampista tedesco di origine kazaka, che è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nell'economia di mister Allegri, anche grazie agli infortuni e alle assenze che stanno bersagliando la linea mediana. Nnamdi Oduamadi e Rodney Strasser chiudono il cerchio, con quest'ultimo che ha avuto anche il tempo di decidere la sfida contro il Cagliari, con un gol importantissimo su assist di Cassano. 
Rodney Strasser
Juventus - Tanti, tantissimi i giocatori usciti dall'ultima nidiata bianconera, pochissimi i giocatori di successo a Torino. Ci sono passati, con alterne fortune, Mirante, Giovinco, Criscito e Palladino, che poi hanno optato per cercare fortuna altrove. Gli unici a rimanere sotto l'ombra della mole sono stati Paolo De Ceglie e Claudio Marchisio, che dalla Serie B non hanno più lasciato Corso Galileo Ferraris a parte una breve parentesi. Gli ultimi innesti, da Giannetti a Giandomenico, sono acerbi per la Serie A, non ancora considerati come alternative reali ai titolari.
Roma - Francesco Totti è l'uomo simbolo della capitale, Daniele De Rossi capitan futuro, Alberto Aquilani il principino. Nel triangolo di Trigoria - passi il gioco di parole - solamente il regista ex Liverpool ha lasciato casa base anche in virtù di una grande offerta da parte della sponda rossa del Mersey. E' ritornato in Italia per vestire la maglia della Vecchia Signora, non più ai piedi del Colosseo. La grande sorpresa del 2011 è sicuramente Leandro Greco, titolare l'anno scorso a Piacenza ma praticamente con le valigie in mano da agosto. L'impossibilità di trovare una squadra ove trasferirsi ha premiato il giovane, che rimasto a Roma ha tolto le castagne dal fuoco in più di un'occasione. Chi probabilmente lascerà la società capitolina nel prossimo futuro è Aleandro Rosi, rimasto in rosa nonostante fosse poco più che una riserva, non ha convinto in questa stagione. Buone notizie arrivano da Andrea Bertolacci del Lecce, che si sta dimostrando giovane di personalità assoluta, inanellando ottime prestazioni.
Liverpool - Due i prodotti del vivaio Reds che meritano la menzione speciale. Pochi ma buoni, verrebbe da dire guardando i profili di Steven Gerrard e Jamie Carragher. E' anche per questo, comunque, che lo scudetto rimane lontano dall'Anfield Road da più di vent'anni, con molti tecnici che hanno fallito nell'obiettivo di riportare la Premier sulla sponda rossa del Mersey. Benitez è l'unico che ha lasciato un'impronta importante, anche grazie alla vittoria della Champions League contro il Milan, con la partita più pazza nella storia della competizione. Dean Bouzanis è la nuova sensazione, ma è poco più di una promessa per il dopo Reina. 
Steven Gerrard
Chelsea - Abramovich ha vinto trofei, ha portato i Blues sul tetto d'Inghilterra - non ancora a quello europeo, ed è un cruccio per il magnate russo - ma non ha curato l'academy in modo tale da sfornare talenti su talenti. Il vero campione che potrebbe uscire a brevissimo termine è Joshua Mark McEachran, professione centrocampista, sei presenze nella linea mediana di Carlo Ancelotti. Centrocampista centrale, è considerato l'erede di Lampard. Le nuove leve, poi, parlano straniero: Gael Kakuta e Fabio Borini, entrambi in scadenza di contratto (con il francese che ha rinnovato), hanno collezionato qualche caps in prima squadra, senza però lasciare tracce evidenti del loro passaggio.
Manchester City - Interessante la nidiata dei Citizens, soprattutto nelle ultime stagioni di mercato, dove lo sceicco Mansour ha cambiato le carte in tavola, introducendo campioni su campioni, immettendo petrodollari nuovi nell'economia calcistica globale. Nelle spese pazze spiccano nomi di primo livello per il calcio inglese. Si tratta Viviano, è vero, ma è Joe Hart chi probabilmente farà strada nell'universo Premier: il portiere inglese è già titolare della nazionale, e probabilmente se Capello avesse scelto lui al posto degli sciagurati Green e James, il viaggio della nazionale di Sua Maestà agli ultimi mondiali sarebbe stato diverso. Sorte leggermente diversa per Micah Richards, considerato uno degli astri nascenti del calcio mondiale: si è fermato dopo un inizio di carriera strepitosa. Michael Johnson sta subendo la concorrenza nel ruolo e probabilmente partirà, Alex Nimely e Kelvin Etuhu i nomi nuovi. Il belga Dedryck Boyata si sta ritagliando un posto importante nella retroguardia di Roberto Mancini, sempre più infarcita di grandi campioni ma - al tempo stesso - ancora troppo traballante.
Manchester United - Due nomi su tutti: Ryan Giggs e Paul Scholes. Tutto il resto è da cartolina, da ricordare per sottolineare la bontà del vivaio dei Red Devils, nonostante il monopolio sia ancora degli ultratrentenni. Scholes è stato uno dei più grandi centrocampisti inglesi di sempre, Ryan Giggs non fosse nato in Galles probabilmente avrebbe vinto il Pallone d'Oro. E pensare che giocava con i cugini del City... Nella nidiata successiva ricordiamo Wes Brown, John O'Shea e Darren Fletcher, probabilmente non all'altezza dei due mostri sacri, ma gente su cui Alex Ferguson ha sempre fatto affidamento. Darron Gibson e Jonny Evans i volti nuovissimi, per uno United che pesca sempre i migliori teenager del mondo, dal Brasile al Portogallo, per rimanere sempre sulla cresta dell'onda. 
Cesc Fabregas
Arsenal - Last but not least, dulcis in fundo, etc.etc. L'Arsenal dei gioielli, secondo solamente al Barcellona per i grandi campioni usciti dalle proprie giovanili. Wenger svolge un lavoro certosino, da scout del calcio, con i suoi osservatori che sono tra i migliori d'Europa. Proprio dalla Catalogna, proprio dal Barça, arriva il miglior centrocampista Gunners. Quel Cesc Fabregas arriva a quattordici anni a Londra, perché nella città catalana gli spazi erano pochi e i talenti moltissimi, anche per chi poi non è riuscito a sfondare ai massimi livelli, e non sono pochi. Suo degno erede è Jack Wilshere, diciannove anni compiuti lo scorso primo gennaio, un classe 1992 come pochi al mondo. Sicuramente uno dei migliori teenager dell'intero globo pallonaro, arrivato nell'Academy a soli nove anni, dopo due mesi passati al Luton Town, cittadina nel nord di Londra. Ivoriano di nascita, ma svizzero di nazionalità, Johan Djorou inizia la sua vita calcistica in Africa, per poi trasferirsi all'Arsenal all'età di sedici anni. Kieran Gibbs e Nicklas Bendtner, concludono la grandissima academy Gunners, che ben presto avrà di ritorno anche Aaron Ramsey, ceduto in prestito al Cardiff City dopo un infortunio che lo ha colpito in autunno.
* Redattore di Tuttomercatoweb



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