Totti: "So quanto mi amano i tifosi, però..."

"Sono state le persone piu' importanti per me, nell'insegnamento, nell'educazione, nel farmi capire il senso del rispetto e, soprattutto, per quello che ho fatto fino a oggi. Se non avessi avuto loro, non sarei qui a parlare oggi. Avere una famiglia che ti segue e ti sostiene sempre vuol dire avere la possibilita' di arrivare fino in fondo". Francesco Totti non ha dubbi: il padre e la madre sono state le persone piu' importanti nella sua vita. In un'intervista rilasciata al suo ex compagno di squadra Christian Panucci, per la rubrica "I Signori del calcio", su Sky Sport 1 Hd il fuoriclasse giallorosso affronta anche temi diversi da quelli calcistici. "Da piccolo ero un "paravento" come mio figlio Christian - svela - Nel senso che, come lui, mi divertivo, ero un giocarellone, rompevo le scatole a tutti. In certe situazioni, mi rivedo in lui e questo mi fa piacere, era la cosa che sognavo". Il paragone con un altro numero 10 come Gianni Rivera lo inorgoglisce, cosi' come la sua scuola calcio, da cui magari uscira' fuori un altro Totti. "Non pensavo che avrei avuto una carriera cosi' prestigiosa - spiega - Ma, dal mio esordio, ho pensato che il calcio fosse il mio lavoro principale. Piu' che un lavoro, una passione che ho sempre avuto fin da piccolo. Ho sempre cercato di dare il massimo e sono arrivato fino a questo punto". Mazzone rimane uno dei suoi punti di riferimento: "Tuttora lo ringrazio, perche' per me e' stato come un secondo padre. Ho avuto la fortuna di averlo negli anni piu' importanti di un giocatore, tra i sedici e i diciannove anni. Mi ha gestito nel migliore dei modi, anche perche' in una citta' importante come Roma non e' facile gestire un giovane, soprattutto romano, che la gente voleva che giocasse. Invece lui mi teneva un po' distante da tutto".
Il ricordo del suo primo gol in A, contro il Foggia, e' datato 4 settembre 1994, e proprio con Zeman, nel 1998-1999, diventa capitano della Roma ("Ho avuto la fortuna di realizzare questo sogno"). In quel periodo diventa rigorista, e l'ultimo sbagliato con la Juventus gli e' costato anche delle critiche accese da alcuni tifosi: "Vorrei specificare lo sfogo post partita nei confronti dei tifosi della Roma, che so quanto mi amano e mi vogliano bene, e la cosa e' reciproca. Pero', mi e' dispiaciuto il modo in cui si sono esposti in certi momenti, soprattutto davanti ai miei figli. Finche' la critica e' costruttiva, accetto tutto a testa alta, ma se mi offendono davanti ai miei figli non ci sto. Non volevo offendere i tifosi, ma mi sono sentito tradito quando ho dato il mille per mille per questa maglia e ci ho messo la faccia".
Fabio CapelloSulla stagione 2000-2001 non puo' che avere uno splendido ricordo ("Fortunatamente, ho capito cosa significhi vincere uno scudetto a Roma"), con Capello "ho sempre avuto un buonissimo rapporto. Quando e' andato via c'e' stato un piccolo screzio, ma e' finita la', anche perche' e' uno degli allenatori che ho sempre stimato e stimero' sempre". L'ambiente Roma e' sempre difficile, c'e' qualche rammarico per non aver vinto abbastanza nell'era Capello ("Purtroppo abbiamo sbagliato le partite piu' importanti, due o tre di quelle decisive, ed e' cambiato tutto"). Poi, nel 2003, il libro di barzellette che ne svela l'autoironia e nel 2005 l'incontro con Ilary Blasi, diventata poi sua moglie: "E' importante perche' mi trasmette serenita', e' una persona tranquilla, gioiosa, mi ha aiutato nei momenti difficili che ho attraversato in alcuni anni. E' una persona intelligente e una mamma perfetta, una persona davvero speciale, sempre solare, e poi mi ha dato questi due gioielli... Percio' e' una persona indiscutibile". Inizia l'era Spalletti e Totti cambia anche ruolo: "A Genova, contro la Sampdoria, mancavano quattro attaccanti e mi disse: "Te la senti di giocare da prima punta?". Mi son detto "Proviamoci, i piedi sono quelli". Al massimo finisce 0-0. Invece, da quella domenica ho segnato e non mi ha piu' tolto da li'. In quel momento ho capito che quello era il ruolo che preferivo". L'infortunio prima di Germania 2006: "Ho un ricordo bruttissimo, e' stato il mio primo serio infortunio. Ho subito capito che fosse grave, tenevo la caviglia, ma era come se non ce l'avessi. Durante l'intervento ho pensato a tutto. Avevo paura, pensavo al Mondiale e poi, con la forza e la determinazione che ho sempre avuto, sono riuscito a uscirne fuori. E sono cresciuto, perche' ho capito alcuni aspetti di me stesso. Ho capito che potevo tirarmi su anche da solo". Con Spalletti, a livello europeo, la Roma ha accresciuto il suo prestigio: "Si', soprattutto in Champions League, abbiamo fatto dei miglioramenti anno dopo anno. Purtroppo, l'episodio di Manchester ci ha fermato. E' difficile vincere la Champions, non impossibile perche' niente e' impossibile. Ma vincerla sarebbe stato un privilegio. Il l 7-1 di Manchester? Speravo che la partita finisse il prima possibile, perche' era un incubo. Facevano bene a entrare da tutte le parti, perche' quando una squadra ha la possibilita' di asfaltare e' giusto che lo faccia". In quel periodo, in Italia, l'Inter era la squadra piu' forte: "Si', purtroppo abbiamo incontrato l'Inter piu' forte di tutti i tempi, era devastante. Speravamo di vincere lo scudetto, purtroppo non ci siamo riusciti".


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