Serie A, un campionato da 1,7 miliardi

Sabato, 17 settembre 2011 - 13:00:00

Calcio pallone rete

Questo campionato secondo le stime contenute nel recente rapporto di inizio stagione di StageUp – Sport & Leisure Business finirà per fatturare 1.680 milioni di Euro al netto delle plusvalenze da cessione giocatori. Si tratta di un dato in linea con la stagione 2010/11. Sul fronte economico-finanziario, il nostro massimo torneo è sostanzialmente in salute se paragonato ad altri massimi tornei continentali. I debiti della Serie A ammontano a 2,3 miliardi di euro e, fatta eccezione per quelli della Bundesliga a quota 0,7 miliardi, sono contenuti rispetto a quelli della Liga, 3,5 miliardi, e a quelli della Premier League che superano i 3,9 miliardi.

Grazie alla contrattazione collettiva dei diritti tv, i nostri club hanno usufruito nella scorsa stagione di aumenti medi di introiti attorno al 20% mentre i ricavi da sponsor, nonostante la crisi dei mercati, si mantengono stabili.  Rimane una certa difficoltà dei nostri club nell’arginare i costi legati al personale giocatori. Questo a fronte di opportuni investimenti su asset patrimoniali non solo sugli stadi, ad eccezione della Juventus, ma anche sulla valorizzazione del marchio grazie all’uso delle nuove tecnologie. A tal proposito lo studio di StageUp sottolinea lo scarso utilizzo delle nuove tecnologie quali strumenti di comunicazione e fidelizzazione dei propri tifosi. Ne è un esempio il numero di fan su Facebook: attualmente il Milan è l’unica società ad avere un numero di fan sul noto social network più alto del numero dei suoi tifosi in Italia.  

“Sul fronte economico-finanziario – afferma Giovanni Palazzi, Presidente di StageUp – Sport & Leisure Business – la Serie A possiede tutte le potenzialità per competere con i maggiori campionati in Europa, mantenendo uno spettacolo elevato e senza squilibrare i conti. Due sono le principali strade da percorrere anche e soprattutto in ottica Fair Play Finanziario. La prima è un progressivo spostamento di risorse economiche su investimenti di medio e lungo periodo, verso gli stadi di terza generazione ma anche su un management in grado di comprendere i cambiamenti del business calcistico e dell’intrattenimento tout court. La seconda è la necessità, ormai più inderogabile, di proteggere e valorizzare il proprio marchio per ottenere maggiori ritorni commerciali dal merchandising e dalle numerose opportunità offerte dai nuovi media”.

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