Rooney da Pallone d'Oro, Manchester andrebbe dichiarato fallito
Il poker dell'Old Trafford, così come il tris calato a San Siro portano la firma di Rooney. Il ragazzo terribile, cresciuto nei sobborghi di Liverpool con l'Everton nel cuore, è ormai uno dei primi 5 giocatori più forti del mondo. Forse, in questo momento ha ragione Capello a ritenerlo il migliore in assoluto e a cullare sogni mondiali con lui al centro dell'attacco inglese. Proprio sir Fabio è stato determinante nell'ultimi processo di crescita del pupillo di Alex Ferguson, convincendolo a giocare maggiormente dentro l'area di rigore e consegnandogli dei movimenti da vero e proprio cobra del gol. Se andrà avanti così, Wayne potrà legittimamente candidarsi a vincere quel Pallone d'Oro che negli ultimi anni è stato sollevato da gente come Kakà, Cristiano Ronaldo e Messi. Ma il trionfo del Manchester a guardare la squadra porta anche altri nomi interessanti, dagli highlander Neville-Scholes (Red Devils immortali che hanno combattutto migliaia di battaglia per il vessillo dello United) a Valencia che fa paura quando punta la fascia. Senza dimenticare il coreano Park: uno spettacolo veder trotterellare quel motorino inesauribile, che ha iniziato il match togliendo il respiro a Pirlo, vincendo il confronto agonistico con Ambro-Flamini e trovando pure la forza per continui inserimenti, non a caso, premiati dal gol del 3-0. 
Rooney, incubo di Thiago Silva e di tutti i difensori del globo
Questo è il plauso pubblico che merita la squadra.
Sulla società meglio calare un velo pietoso, anzi di grande vergogna.
![]() I tifosi del Manchester contestano la società |
Il club rossonero la scorsa estate ha venduto Kakà, sacrificio discutibile o meno, che però è servito a comprare il... pareggio di bilancio. Lo United si è privato di Cristiano Ronaldo eppure ha un buco che resta ancora mostruoso. Devastante. Nonostante questo scende in campo e vince (mentre i tifosi contestano proprio la gestione di Malcolm Glazer e i proprietari americani), come altre sorelle della Premier. E noi italiani a guardarli trionfare, a perdere posizioni nel ranking europeo e magari a trovarci presto con tre squadre iscritte e non più quattro. Già perché poi fanno fede i risultati sul terreno di gioco, non i virtuosismi del bilancio.
Ah è vero, ma la Uefa introdurrà il fair play finanziario. Terrore e sconterto tra i presidenti e i manager che vivono il calcio in maniera frivola? Macché. Al di là di capire quanto si vorrà andare a fondo con esso, quanto i principi verranno tradotti in fatti, resta un altro grande dubbio: prima questa innovazione storica doveva partire dal 2012, adesso pare che si sposta tutto al 2015. Quando le stalle saranno spalancate e buoi scappati da tempo immemore. Che pena.



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