Un film sulla vita di Chuck Wepner, il pugile che ispirò Stallone
Di Luca De Franco
Solo negli Stati Uniti può capitare che un pugile di medio valore diventi un mito. E’ successo a Chuck Wepner, un peso massimo che, nel 1975, affrontò il grande Muhammad Ali con tanto coraggio da suscitare l’ammirazione del pubblico americano. Tra gli spettatori c’era anche Sylvester Stallone, che usò Wepner come modello per il personaggio di Rocky Balboa. Ebbene, l’attore Liev Schreiber si è messo in testa di interpretare una pellicola sulla vera storia di Chuck Wepner. Nel film non ci sarebbe nulla di inventato, anche perchè la vita di Chuck Wepner supera la fantasia di qualunque sceneggiatore. 
Chuck Wepner
Quando Wepner faceva il pugile professionista, lo avevano soprannominato “il sanguinatore” perchè bastavano pochi pugni alle sopracciglia per farlo sanguinare copiosamente. Muhammad Ali lo aveva scelto proprio perchè voleva un avversario facile, ma nel corso del nono round il campione mondiale dei pesi massimi finì al tappeto. Guardando la scena dall’angolazione giusta ed al rallentatore si nota che Ali era sbilanciato perchè stava indietreggiando e Wepner lo colpì al fianco facendogli perdere l’equilibrio.
Ma agli spettatori a bordoring sembrò che Ali fosse volato a terra a causa di un pugno potente. Rialzatosi, Ali decise di non correre altri rischi, la smise di fare sceneggiate e iniziò a colpire Wepner con jab, diretti e ganci al viso riducendolo una maschera di sangue.
Nel quindicesimo e ultimo round, l’arbitro decise di porre fine al calvario di Wepner, che si rifiutava di abbandonare. L’arbitro avrebbe anche potuto dare a Wepner la soddisfazione di terminare in piedi, ma forse gli ha salvato la vita. Wepner chiuse la carriera nel 1978 con un record di 35 vittorie (17 per ko), 14 sconfitte e 2 pareggi. 
Chuck Wepner e Muhammad Alì
Dopo la prestazione contro Muhammad Ali, a Wepner venne offerto di combattere contro... un orso. E lui accettò. Al termine dello spettacolo, commentò: “Gli avevano messo la museruola, ma era sempre troppo cattivo e troppo grosso per me. L’ho lasciato vincere”. Il suo manager Al Braverman era solito descrivere Wepner in questo modo: “Chuck non mi ha mai chiesto se un avversario fosse troppo difficile, parlavamo solo di soldi. Se la borsa era soddisfacente, lui accettava di combattere contro chiunque, ovunque, anche con scarso preavviso. Lui non ha mai avuto paura di nessuno, tranne che di sua moglie!” Wepner ha anche lavorato come esattore per un gangster, è stato condannato a dieci anni di prigione per traffico di droga, eppure è sempre stato molto amato dal pubblico americano. Con grande orgoglio, Wepner è solito dire “non sono mai stato un campione, ma la gente mi ha sempre trattato come tale”.



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

















