Andrey Silnov, eroe per caso
Andrey silnov, campione olimpico... per caso. Il russo infatti le Olimpiadi avrebbe dovuto vedersele da casa, comodamente seduto sulla sua poltrona lontana migliaia di chilometri da Pechino. Escluso, cancellato dalle qualificazioni diramate dalla squadra di atletica poche settimane prima della partenza per la Cina. Non era ritenuo tecnicamente degno e in condizioni fisiche per rappresentare la Russia nel salto in alto. Grave errore.
![]() Andrey Silnov |
A volte però la vita riserva sorprese che non ti aspetti. A Pechino ci è andato eccome, chiamato in fretta e in furia dai tecnici perché al meeting di atletica leggera di Londra aveva superato l'asticella posta a 2,38 metri. Un risultato che aveva scosso la Russia intera, più della sua medaglia d'oro (impolverata) conquistata agli Europei di Goteborg due anni fa. Un exploit in grado di fargli guadagnare la maglia di titolare fisso, da riservetta che era in principio. E le favole devono per forza finire a lieto fine: ecco dunque arrivare la medaglia d'oro nella specialità con la misura di 2,36. Alla faccia di chi non credeva in lui...
E ringraziando una maledizione che ha giocato a suo favore. Chi vince l'oro olimpico non riesce poi a ripetersi quattro anni dopo. E' accaduto in passato a grandi atleti, è accaduto in questa occasione allo svedese Stefan Holm, vincitore ad Atene ma costretto ad abdicare e ad accontentarsi del quarto posto. L'atleta quest'anno aveva perso una sola volta in otto competizioni internazionali. Nel National Stadium di Pechino però, sotto l'occhio attento e speranzoso di re Carlo Gustavo di Svezia, Holm dopo aver superato misure più basse ha saltato 2,32, e solo il russo Silnov ha fatto lo stesso. A 2,34 errore di Holm, che chiede la misura di 2,36 per i restanti due salti a disposizione. Li fallisce entrambi, la sua corsa al bis di Atene si ferma lì. La maledizione dell'alto sembra essere confermata anche a Pechino.



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