Non c'è più il Dream Team, ma gli Usa vogliono l'oro
Dopo le ultime batoste a mondiali e Olimpiadi, gli americani hanno deciso di allestire una squadra di basket di stelle consacrate come (Kobe Bryant e Jason Kidd) e di campioni della nuova generazione (James, Wade, Anthony, Paul e Howard). Tutti insieme per un unico grande obiettivo: riprendersi lo scettro di squadra più forte del pianeta. Lo conferma dil commissario tecnico Mike Krzyzewski: "Questa squadra ha le carte in regola per vincere. I giocatori convocati sono stati scelti per giocare a livello internazionale, non una partita di Nba. Rispettiamo tutti, ma non temiamo nessuno. La "strada verso la redenzione", è cominciata bene e non solo per il sì ottenuto da campioni che in passato di solito si negavano. La fase di avvicinamento ai Giochi ha riproposto una nazionale di nuovo padrona e le schiaccianti vittorie, in altrettante gare, contro Canada, Turchia, Lituania, Russia e Australia, hanno fatto bene al morale. Ma per favore, niente paragoni con Michael Jordan e soci.
Lo sostiene pure Mike D'Antoni, assistente di Krzyzewski : "Il Dream Team era quello di Barcellona '92. Noi siamo una bella squadra, con i migliori giocatori del mondo, cercheremo di mettere in campo la miglior squadra possibile ma sappiamo che non sarà facile. Ci sono tante stelle che devono imparare a giocare come una squadra e in questo Krzyzewski è molto bravo".
![]() Michael Jordan, il simbolo del Dream Team |
Il Dream Team era un'altra cosa. Michael Jordan, Magic Johnson, Larry Bird, ai Giochi di Barcellona '92 si divertivano a dare distacchi abissali agli avversari prima di tornare a casa con la medaglia d'oro. Il messaggio era chiaro: i maestri del basket erano loro. Alle Olimpiadi del 96 e del 2000, gli americani ribadirono chi era al top della pallacanestro. Nel 1996, i pezzi forti della squadra erano Olajuwon, Shaquille O'Neal e Reggie Miller. Nel 2000, Vince Carter, Ray Allen e Kevin Garnett.
Dopo il 2000, è capitato l'impensabile: gli americani hanno rimediato una serie di sconfitte, alcune umilianti. Ai Mondiali del 2002, giocati in casa ma senza le grandi stelle, gli Stati Uniti finiscono sesti.
Nel 2004, ai Giochi di Atene, si consuma la caduta degli dei. Con Duncan e Iverson e gli esordienti LeBron ed Anthony, l'impero a stelle e strisce crolla definitivamente, sconfitto in semifinale contro l'Argentina. In una amichevole precedente al torneo, indimenticabile l'umiliante sconfitta degli americani contro l'Italia. Il giorno dopo, il titoli più gentile sui quotidiani statunitensi fu: "Patetico".
Nel 2006, ai mondiali in Giappone, l'ex Dream Team crolla sotto i colpi della Grecia campione d'Europa. Da quel momento, la nazionale americana è stata percepita come una squdra di cui non avere paura.



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