Ministero senza "Maroni"
Di Giuseppe Morello
Poche cose sono sgradevoli come un capo che addossa le responsabilità ai suoi uomini. Ed è quello che ha fatto Roberto Maroni sulla faccenda dei tifosi napoletani. Da Ministro dell'Interno si è presentato in tv con aria severa per dire che ci sono "responsabilità della questura di Napoli" e che di fronte a una "errata valutazione dei provvedimenti da parte della questura", invierà ispettori "per valutare e individuare le responsabilità".
Maroni forse crede che il ministro dell'Interno sia solo il censore di questori e prefetti e non soprattutto il loro capo istituzionale, dal quale ricevono indicazioni e direttive. Comodo, oltre che antipatico, che Maroni abbia puntato l'indice contro quelli che dopo tutto sono i "suoi uomini", come fa il capoufficio con poca personalità quando striglia davanti a tutti un sottoposto per oscurare un suo errore.
Il tifo violento non coglie nessuno di sorpresa. Che fosse un capitolo aperto lo sappiamo tutti da almeno 15 anni. Gli incidenti di Napoli, come molti altri, potevano essere prevenuti con precise direttive del ministero che avrebbero anche evitato che la questura commettesse gli errori che oggi Maroni le imputa.
Dove era Maroni? Forse in vacanza e non ci ha pensato. Così solerte nella lotta all'immigrazione, si è distratto sul calcio ed ora va in pubblico a dare colpe a persone che pure hanno sbagliato, ma che non vanno date in pasto all'indignazione pubblica. Senso delle istituzioni vorrebbe che certe ramanzine si facessero in privato. Solo così sarebbero le indicazioni di un capo per non rifare errori in futuro. Altrimenti sono solo un ingeneroso scaricabarile.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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