"My view from the corner" fa discutere l'America
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“Il mio libro è alla quinta ristampa. Ogni settimana mi chiamano per presentarlo in una città diversa. Ovunque la gente mi fa mille domande, vuole il mio autografo, mi chiede di posare per una foto ricordo”. Sono parole di Angelo Dundee, allenatore di 15 campioni del mondo di pugilato, che ha raccolto le sue esperienze a bordoring nel libro “My view from the corner” (come la vedo dal mio angolo).
Pubblicato da McGraw Hill, scritto dal giornalista americano Bert Randolph Sugar, “My view from the corner” è disponibile su Amazon al costo di 16,47 dollari. Ciò che rende il libro unico nel suo genere è che, per la prima volta, Angelo Dundee affronta gli aspetti negativi dell'ambiente pugilistico come la presenza della mafia. A pagina 32, ad esempio, racconta del suo primo incontro con il gangster Frankie Carbo, figura di primo piano della boxe americana dal 1935 al 1961 (quando venne condannato a 25 anni di carcere): “Mio fratello Chris mi aveva detto di consegnare un pacco al Forrest Hotel. L'uomo che dovevo incontrare era basso, indossava un abito grigio di seta, un cappello grigio ed aveva un sorriso sinistro. Mi sembrava di aver visto la sua foto su un quotidiano, in un articolo riguardo al boss di Los Angeles Mickey Cohen. Guardai negli occhi quell'uomo e gli dissi 'Io ti conosco'. Lui mi rispose con tono seccato: 'No, non mi conosci' facendomi capire che dovevo farmi i fatti miei. In seguito si scoprì che Frankie Carbo era il braccio armato della mafia e che aveva ucciso personalmente Bugsy Siegel, il gangster che ebbe l'idea di trasformare Las Vegas nella capitale del gioco d'azzardo”. Alle pagine 35 e 36, Angelo illustra i metodi usati da Carbo per scoraggiare i concorrenti: ”Ray Arcel e Sam Silverman si erano messi in testa di organizzare manifestazioni di boxe il sabato, a Boston, senza l'approvazione di Carbo & Co. I sicari di Carbo spaccarono le loro teste con delle spranghe di ferro avvolte nelle pagine di un quotidiano. Carbo li usò come esempio e a nessuno venne più in mente di non collaborare con lui”. Interessante il rapporto tra Carbo e i giornalisti, che Angelo descrive senza mezzi termini: “Carbo non voleva fastidi dalla stampa e pensò di farsi amici i giornalisti e i direttori nel modo più semplice e diretto: pagandoli. I suoi emissari andavano dal giornalista e gli allungavano le banconote dicendo 'Compra un cappello nuovo a tua moglie'. Quasi tutti accettavano. L'unico che rifiutò fu Bill Gallo, del New York Daily News, ma Carbo non gli fece nulla perché sapeva che non ci si può mettere contro la stampa”. Nel libro Dunde parla anche delle star hollywoodiane che frequentavano il mondo della boxe, del rapporto tra gli organizzatori e le reti televisive, dei fattori che portano al successo un pugile. Contrariamente a quel che si pensa, l'allenamento e il talento non bastano per sfondare. E' necessario avere alle spalle un gruppo di lavoro di grandi professionisti, essere disponibili ad imparare come si gestiscono i rapporti con i media e con gli sponsor. Insomma, un pugile deve saper diventare un personaggio. Solo allora potrà guadagnare milioni di dollari ed avere migliaia di articoli nella sua rassegna stampa. Parola di Angelo Dundee.



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