Mourinho ha scoperto il Dna... dell'Italia e già pensa alla Spagna
Comunque la si pensi, a Josè Mourinho va riconosciuto un grande merito. Quello di aver "picconato" il nostro calcio (giocato, scritto e parlato) più e meglio di quanto a suo tempo abbia fatto Francesco Cossiga con la politica della Prima Repubblica.
La rivoluzione che ha provocato e che ancora non ha finito di provocare presso gli addetti ai lavori, i commentatori, i tifosi e i semplici simpatizzanti del prodotto calcistico nazionale, ha già fatto registrare infatti una prima vittima. Forse la più nobile ed illustre di ogni altra. E come tale apparentemente invulnerabile. Nientemeno che Sua Maestà la Moviola. Sissignori. Proprio quella moviola irresistibilmente associata alla tentazione di costruirci attorno, dal primo Processo di Biscardi in poi, ore e settimane intere di stucchevole e inconcludente dibattito televisivo. Piuttosto che metri e chilometri, altrettanto stucchevoli e inconcludenti, di carta stampata. Di quella stessa moviola e di tutti coloro che a diverso titolo ci hanno per circa trent'anni "inzuppato il pane", Mourinho si è sbarazzato in pochi mesi. Sostituendola con la sua presenza e con il contenuto delle sue frequenti esternazioni. 
Mourinho da Chiambretti
Che lo si voglia o meno, la notizia calcistica di apertura, cartacea o televisiva che sia, oggi e chissà per quanto altro tempo ancora (un tempo che comunque sarà lui a decidere) è quella relativa a ciò di cui gli va discrezionalmente di parlare. In alcune occasioni piuttosto che in altre. E a suo insindacabile giudizio. Indipendentemente cioè dalle domande che qualcuno eventualmente gli ponga. E altrettanto indipendentemente dal fatto che l’Inter vinca, pareggi o perda. A seguito di quanto tanto sorprendentemente sta avvenendo, mi risulta che i media televisivi e cartacei stiano correndo ai ripari. Sia provvedendo ad integrare le vecchie e superate "compagnie di giro" del commento calcistico tradizionale con forze nuove e fresche mutuate dal miglior giornalismo della cronaca di costume. Sia ordinando il progressivo e poi definitivo "rompete le righe" a quel consistente manipolo di stakanovisti della pseudonotizia condannato da anni a stazionare e bivaccare nei pressi degli uffici milanesi della Saras. In attesa della quotidiana e rassicurante apparizione di Massimo Moratti. Dal quale estorcere, a seconda degli umori di giornata, opinioni più o meno preziose in merito a fatti o questioni relativi all'Inter piuttosto che, più in generale, al calcio.
Continuando di questo passo, è più che probabile che alle conferenze stampa di Mourinho, affollate più di quanto lo fossero le prediche del Savonarola, assisterà il Gotha del giornalismo nostrano. E che perfino Bruno Vespa valuterà se sostituire Renato Mannheimer, il più fisso dei suoi ospiti, con il tecnico portoghese. Per i pochi o tanti ancora seduti sui troni o sulle poltrone, sempre più traballanti , del calcio scritto e parlato, c’è un'unica ed ultima speranza. Che lo Special One, dopo aver perso il diritto a continuare il suo cammino in Champion's League , perda anche abbastanza sorprendentemente un Campionato che sembra essere già vinto. Come potrebbe infatti Moratti non cacciarlo in quel caso? Anche se gli costerebbe, nella migliore delle ipotesi, più di settanta miliardi delle vecchie lire? E' la sintesi delle loro appassionate argomentazioni e conclusioni.
(SEGUE)



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