Moitessier, il mito di un navigatore senza tempo

Domenica, 8 marzo 2009 - 12:00:00

Bernard Moitessier
Nel 1969 solo un velista arrivò alla fine del percorso di regata stabilito dal Sunday Times come primo giro del mondo in solitario senza scalo: Robin Knox-Johnston.
Al compimento di questa impresa vinse il Golden Globe e un premio in denaro pari a 5000 sterline. Il risalto maggiore non lo ebbe però il vincitore ma la decisione di un altro velista e scrittore: Bernard Moitessier. Bernard, dopo essersi sposato, parte in viaggio di nozze con la moglie Françoise per la Polinesia. L’idea è quella di arrivare a Tahiti seguendo la rotta per Panama e tornare passando dall’Oceano Indiano. L’imbarcazione: un magnifico due alberi armato Catch in acciaio che tiene perfettamente il mare. ‘Dammi vento e io ti darò miglia’ continua a sussurrare Joshua, la barca, a Bernard. Il tempo trascorre magnificamente. È arrivato il momento di tornare e la decisione dei Moitessier cambia. A questo punto torneranno seguendo la rotta logica e passando per il Capo Horn. 14000 miglia senza scalo. Da questa impresa mai tentata prima nasce il libro Horn alla vela. Durante la sua stesura Bernard sogna un impresa ancora più grande, fare il giro del mondo in barca a vela in solitario e senza scalo.

Ne parla con un amico e comincia a lavorare alla sua barca per metterla in condizioni di rendere l’impresa possibile, ma mentre la prepara viene contattato dal Sunday Times. Il quotidiano inglese vuole organizzare una regata il cui percorso sarà proprio il giro del mondo in solitario senza scalo. A Bernard l’idea di trasformare una impresa epica in una banale competizione non piace, ma dopo attenta riflessione decide di accettare. Il motivo? Lo spiegherà nel suo ultimo libro ‘Tamata e l’alleanza’. Ma la sua anima non sarà pronta per tornare alla dura realtà e dopo aver riflettuto, convinto che il mondo non avrebbe capito, giunge alla decisione che rimarrà scolpita nella memoria di tutti. Il navigatore franco-vietnamita sceglie, benché in testa, di non completare la regata e proseguire il suo viaggio. Dopo avere doppiato nuovamente Capo di Buona Speranza e Capo Lewin atterra, nel giugno di quaranta anni fa, in Polinesia. Un giro e mezzo del mondo senza scalo, record tuttora imbattuto. Un uomo, il mare, la sua anima e un mondo che non avrebbe mai compreso né tanto meno fatto proprie le scelte di un grande navigatore solitario filosofo del vivere con la natura, nella natura, al servizio della natura perché nella vita bisogna tentare, Tamata in polinesiano. ‘Sono convinto che funzione di tutti noi sia partecipare alla creazione del mondo. Ciascuno secondo la propria superficie velica, il pescaggio, la stazza e la capacità di stringere il vento, di stare alla cappa o di sopportare il peso dei frangenti nelle andature di lasco’. Joshua, acquistato dal museo navale di La Rochelle, naviga ancora e mi piace immaginare che il sia ancora il grande navigatore a governarlo.

Chiara Vagnoni

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