Lou Vircillo: "La National Football League conquisterà l'Europa"

Sabato, 27 marzo 2010 - 09:40:00

di Luca De Franco

(intervista pubblicata il 19 febbraio 2008)

Lou Vircillo è un personaggio molto noto nell’ambiente del football americano, sia negli Stati Uniti che in Italia. Nel 1970, ha iniziato a lavorare come allenatore nel campionato di high-school (il liceo). Nel 1981, gli hanno affidato la squadra di Lacey County e non hanno mai preso in considerazione l’ipotesi di licenziarlo. In carriera, ha vinto 13 campionati regionali, 3 campionati del New Jersey (1988-1989 e 2006),  ha allenato la nazionale universitaria americana portandola a giocare una serie di partite nel nostro paese (1987-1988 e 1989), ha fondato il Governor’s Bowl (una sfida tra una selezione di New York ed una del New Jersey) ed è stato nominato molte volte “Coach of the Year”. L’ultima, nel 2006 dalla Asbury Park Press, quando i Lacey Lions hanno terminato la stagione imbattuti segnando una valanga di punti e lasciandone pochissimi agli avversari. In definitiva, Lou Vircillo è la persona giusta con cui parlare di football.  

Mr. Vircillo, quanto conta l’allenatore nel football americano?
“E’ fondamentale. Deve capire quali sono le caratteristiche dei suoi giocatori e valorizzarle. Deve anche studiare la migliore strategia per battere gli avversari. E’ indispensabile che il coach sappia farsi rispettare dai suoi aiutanti e dai giocatori. Le direttive dell’allenatore devono essere eseguite alla lettera, affinchè i giocatori diventino una squadra. I giocatori, da soli, non possono vincere le partite.”   


Lou Vircillo
Lou Vircillo

Quanti campioni di high-school diventano professionisti?
“Pochissimi. Il motivo è che prima devono giocare nel campionato universitario, che rappresenta il vivaio della NFL. Tra i ragazzi che ho allenato, il migliore era Keith Elias. Era la star dei Lacey Lions quando abbiamo vinto il campionato del New Jersey (nel 1987 e nel 1988). In seguito, ha demolito ogni record alla Princeton University ed ha giocato nella NFL con i New York Giants e gli Indianapolis Colts.” 

Che differenza c’è, in termini di pubblico, tra il campionato del liceo e quello universitario?
“Un’enorme differenza perchè il campionato di college è il più popolare d’America. Alcune università hanno stadi più grandi di molte squadre della NFL. Le capienze degli stadi delle principali università vanno dai 35mila posti di Cincinnati ai 101mila di Ohio State. Al liceo, si passa dai 2mila ai 7mila spettatori. Le eccezioni sono il Texas, l’Ohio e la California dove alcune high-school sono tanto popolari da avere anche 30mila spettatori alle partite.”

Ci parli delle sue esperienze in Italia.
“Nel 1987-1988-1989, ho portato in Italia la nazionale universitaria americana. Il capo-allenatore era il mitico coach dei Cleveland Browns Sam Rutigliano. Per tre estati, abbiamo giocato una serie di partite contro la nazionale italiana ed abbiamo messo la nostra esperienza a disposizione dei giocatori e degli allenatori italiani. Per me e Sam, era l’occasione per renderci utili alla terra dei nostri padri (i miei genitori sono calabresi). Siamo stati a Savona, Firenze, Pisa, Bologna, Parma, Milano, Bolzano, Ravenna, Venezia, San Benedetto del Tronto, Padova e sul lago di Como. Giocavamo negli stadi di calcio e  ricordo che c’erano sempre migliaia di spettatori. Alcune volte, c’era anche la televisione. Lo stadio più bello che ho visto era quello di Padova. I giocatori italiani erano forti fisicamente, ma non erano organizzati a livello tattico. Alla fine del nostro terzo tour, comunque, ho notato che erano migliorati. Sono rimasto in contatto con alcuni dirigenti e continuano a ripetermi che i giocatori percepiscono pochi soldi e non sono motivati a proseguire l’attività. Non posso biasimarli. E’ giusto che si trovino un lavoro normale, anche loro devono pagare le bollette! Se il football non fa guadagnare bene i giocatori, è impossibile che si sviluppi in Italia.”

Football americano (AP)

Crede nella diffusione del football in Europa?
“Si perchè i tentativi fatti nel recente passato hanno dato buoni frutti. La NFL Europe ha lavorato dodici anni (1995-2007) per creare interesse ed oggi il football ha migliaia di tifosi in Olanda,  Germania e Gran Bretagna. Nella stagione appena conclusa, la NFL ha chiuso il campionato europeo pensando che i tempi fossero maturi per disputare alcune partite del campionato USA in Europa ed ha avuto ragione: a Londra, 80.000 persone hanno affollato lo stadio di Wembley. L’obiettivo a lungo termine della NFL è di portare il football in ogni continente. In questo, è di grande aiuto la vendita di magliette, cappellini, tute e foto dei campioni.”

Nel 2007, negli Stati Uniti, l’Arena Football ha venduto 2 milioni di biglietti. Quali sono le ragioni di tanto successo?
“Questo sport consente agli appassionati di godersi una partita di football anche quando la stagione della NFL è terminata. Dato che le partite si giocano all’interno dei palazzetti, il campo è più piccolo, ci sono meno giocatori in campo, le azioni sono più veloci e spettacolari. L’Arena Football League genera profitti perchè i biglietti costano poco, gli allenatori ed i giocatori sono pagati cifre normali e gli sponsor non mancano.”    

Perchè altri campionati americani hanno dovuto chiudere?
“L’Extreme Football League era una stupidaggine inventata dal proprietario della WWE Vince McMahon. Voleva applicare al football gli stessi meccanismi che hanno reso popolare il wrestling e questo ha dato fastidio ai tifosi ed agli addetti ai lavori del football. La XFL voleva diventare una diretta concorrente della NFL. Questo atteggiamento arrogante ne ha decretato la chiusura, dopo solo un anno di attività (2001). La United States Football League, invece, era una federazione seria che voleva espandere il bacino di utenza del nostro sport. C’è riuscita, ma solo per tre stagioni (1983-1985). Nessuno può competere con la NFL che ha milioni di tifosi, contratti televisivi e sponsor che le rimangono fedeli nel corso degli anni.” 

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