Gli articoli sulla lotta in gabbia scatenano polemiche, tanto rumore per nulla
di Luca De Franco
Alcuni miei articoli sulle arti marziali miste hanno destato una reazione indignata da parte di un sito ad esse dedicato. Il sito invita i suoi lettori a scrivere ad Affari Italiani per protestare contro i miei articoli, considerati denigratori nei confronti delle Mixed Martial Arts (che a me piacciono moltissimo). Seguono decine di mail in cui vengo definito incompetente, ignorante e mi viene suggerito come lavorare. Alcuni esempi: scrivere 'MMA' invece di 'lotta in gabbia', 'pugilato' invece di 'pugni al viso', 'ju-jistu brasiliano' invece di 'strangolamenti', non usare termini come 'ferocia, brutalità e violenza' (perchè le MMA non sarebbero uno sport violento). Esilaranti i commenti dei lettori che dicono di aver capito che non mi sono mai occupato di sport da combattimento, tantomeno di MMA. Gli autori dimostrano soltanto di lavorare in modo grossolano. Sarebbe bastato digitare il mio nome su Google per scoprire che faccio il giornalista dal 1990, che ho iniziato scrivendo proprio di sport da combattimento e che in questo settore sono conosciuto e stimato in tutta Italia e all'estero. Sulle MMA, che per semplificare definisco lotta in gabbia o estrema (quando il combattimento si svolge sul ring), ho prodotto decine di articoli seguendo una regola: scrivere in modo tanto semplice da essere capito da tutti. In Italia, il 99% della popolazione non sa cosa siano le MMA. Infatti, quando se ne parla in televisione o sui media a grande tiratura, si parla di lotta in gabbia, estrema o senza regole (cosa non vera perchè le regole esistono).
![]() Chuck Liddell (a destra) in azione |
Riguardo all'uso di termini come 'brutalità', mi sono rifatto all'esperienza americana. Gli incontri di MMA, come quelli di pugilato, vengono sempre pubblicizzati come una guerra senza esclusione di colpi per suscitare l'interesse del pubblico. Quando il presidente dell'UFC Dana White parla di Anderson Silva, dice che "è un fottuto mostro che vuole solo prendere a calci gli avversari" e poi mette il video sul proprio sito perchè sa che piacerà alla gente. Quando si scrive un articolo, si gira un video, si produce uno spettacolo televisivo, la regola principale è confezionare un prodotto che piaccia al grande pubblico (l'unico che conta). Se il pubblico non clicca sull'articolo, non compra il dvd, non guarda il programma televisivo, di quell'argomento non si parlerà mai più. E' il motivo per cui, in Italia, si parla di calcio tutti i giorni e di MMA un paio di volte all'anno. E quando lo si fa, bisogna anche sorbirsi le critiche di persone che non hanno esperienza giornalistica e pretendono di insegnare ai giornalisti come lavorare. In conclusione, se non vi piacciono i miei articoli, non leggeteli. Così eviterete di sprecare energie e potrete dedicarle a qualcosa di più utile e soddisfacente per voi stessi. Senza rancore.



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