Per Massimo Moratti è giunta l'ora di rispondere: la macchina del fango di Agnelli va fermata
di Massimiliano Santalucia
Massimo Moratti è riuscito a conservare lo scudetto 2006, ma ora rischia di perdere qualcosa di molto più grande, vale a dire la battaglia con la Juve sul piano mediatico. Il club bianconero e gli isterismi del suo presidente con il patetico tentativo di riabilitare il periodo di calciopoli stanno dominando l'estate riuscendo in quello che non era stato possibile fare cinque anni fa: banalizzare la gravità degli illeciti sportivi in favore della Juve mettendo tutti sullo stesso piano. Si rassegni Moratti; Andrea Agnelli non andrà mai in vacanza così come non si rilasserà.
La strategia della Juve è chiara e risponde a esigenze diverse. Non si tratta solo di riprendersi i titoli e “vendicare” l'umiliazione di 5 anni fa. Questa polemica serve ad Andrea Agnelli anche per far dimenticare il fallimento delle ultime due stagioni bianconere e magari distrarre i tifosi da una campagna acquisti mediocre che non sembra aver colmato il gap del suo club nei confronti di Milan, Inter e (forse) Napoli. Agnelli sta ricorrendo al populismo più becero tentando di parlare alla pancia dei suoi tifosi i quali volevano sentire questi deliri già nel 2006. Per farlo non ha esitato a ricorrere al repertorio più avvilente di una subcultura molto diffusa in Italia. “Tutti colpevoli, nessun colpevole” oppure “scandalosa disparità di trattamento” frasi già sentite ai tempi di Tangentopoli, quando alimentarono un vero e proprio fenomeno di revisionismo vittimista e auto-assolutorio. Principi che sono alla base della campagna mediatica della Juve e che in un paese come l'Italia, in cui la moralità occupa spesso uno spazio secondario, sembrano pagare molto spesso e non solo nel calcio.
Sicuramente le nuove intercettazioni hanno messo sotto un'altra luce l'operato dell'Inter ed è possibile che se si fossero avute nel 2006 lo scudetto non sarebbe stato assegnato. Ma questo non avrebbe evitato la retrocessione alla Juve in quanto il tenore delle telefonate di Facchetti era ben diverso da quello della dirigenza juventina. Non a caso (giova sempre ricordarlo) uno dei suo membri, Giraudo, è già stato condannato in primo grado dalla giustizia ordinaria con l'accusa di frode sportiva e associazione a delinquere nell'ambito del processo a calciopoli. Inoltre non sembra spetti alla Juve dare lezioni di moralità in quanto lei stessa si è guardata bene dal rinunciare alla prescrizione nell'ambito del processo sull'uso di doping negli anni novanta (guarda caso gli anni dei “successi della grande Juve di Lippi”) per cui il medico della Juve è stato condannato nel 2004 in primo grado per frode sportiva. Una condanna ribadita dalla Cassazione nel Marzo 2007 e caduta provvidenzialmente in prescrizione ma che ha gettato più di un'ombra su quei successi già molto chiacchierati per una serie infinita di favori arbitrali a beneficio della Juve come quelli della stagione 1997-1998.
Tutto questo però rischia di cadere nel dimenticatoio se Moratti continua nell'ostinata politica del silenzio, lasciando tutto il palcoscenico mediatico al vivace presidente juventino. Fare l'offeso e attaccare un giornale come La Gazzetta dello Sport non serve a nulla e rischia di alimentare la convinzione che l'Inter in fondo non sia così diversa dalla Juve. Deve reagire Moratti e lo deve fare su due diversi livelli. Da un lato potrebbe replicare alla disgustosa campagna stampa della Juve ribattendo colpo su colpo senza ricorrere al populismo di bassa lega di Agnelli, ma sottolineando tutti gli aspetti, non solo di calciopoli ma anche degli anni precedenti, in cui l'operato della Juve può essere messo in discussione. Dall'altro deve rinunciare alla prescrizione e accettare di affrontare le conseguenze di un nuovo processo. Forse questo significherà perdere il titolo del 2006 e magari avrà anche delle ripercussioni sull'attuale stagione dell'Inter, ma alla lunga potrebbe anche avere dei vantaggi. Il processo è la sede più idonea dove rispondere agli attacchi della Juve poiché in un'aula di tribunale si avrà veramente la possibilità di difendersi e controbattere, senza contare che in un simile contesto non si possono mai escludere colpi di scena. Nella peggiore delle ipotesi, anche se dovesse perdere lo scudetto, comunque Moratti avrà dimostrato che l'Inter è veramente diversa dalla Juve e non si rifugia dietro le prescrizioni come ha fatto il club bianconero sul caso doping così come rigetta il patetico ultra-vittimismo alimentato ad arte. Ci pensi Moratti; ogni giorno in più in cui si lascia campo libero alla macchina del fango di Agnelli è una sconfitta per l'Inter sul piano dell'immagine senza contare l'insulto alla memoria di Facchetti, un uomo attaccato quando non si poteva più difendere.
Moratti lasci stare lo scudetto 2006, i suoi tifosi hanno gioito per successi ben più grandi e non costituisce certo un'ossessione come per la Juve. Durante una lezione alla facoltà di giornalismo della City University di Londra, il celebre anchor della BBC Nick Gowing ha spiegato che nel mondo dei media di oggi la capacità di reazione è essenziale e i tempi per attuarla si restringono sempre più. Più tardi si risponde a una notizia più difficile sarà dopo rimediare al danno da essa causato. Le bordate di Agnelli fanno notizia; Moratti ha già perso troppo tempo. Ora è il momento di rispondere.
La replica di un lettore/ "Basta con questa faida squallida, tra Inter e Juve è il momento di una tregua"
Vorrei replicare in modo garbato e argomentato all'editoriale di Massimiliano Santalucia 'Massimo Moratti si rassegni, Agnelli non si rilasserà mai', che in parte condivido ma che tutto sommato sembra essere piuttosto di parte. Condivido in Santalucia l'analisi sul fallimento delle due ultime stagioni che dovrebbe essere esteso alle ultime cinque. La Juve non ha più vinto non perchè non c'era più Moggi ma perchè gli altri erano più forti, come lo erano stati i bianconeri in passato. Sbagliare cinque campagne acquisti è il dato di fatto.
Aggiungo che ho mai condiviso il modo di essere e fare della triade bianconera, credo però che la squadra di Lippi fosse una grande squadra e che fu indagata e punita per l'abuso di farmaci solo perchè il Giudice Guariniello fece unì'a inchiesta che altre precuire non ebbero il coraggio di portare a vanti. L'abuso purtroppo non era solo in casa bianconera. Non apprezzo la linea della Juventus quando dice di voler iriprendersi due campionati. Condivido invece quella di dover andare fino in fondo alle non assegnazione del campionato 2006. Forse sarebbe il caso veramente che ci fosse un inocontro tra i due presidenti in modo da stemparare gli animi, altrimenti l'inizio del campionato non si presante sotto buoni auspici. Troverie corerente e in questo senso Moratti sarebbe spiazzato che Elkann difendesse ll'azione della difesa juventina nel processo sportivo del 2006 chiedendo parità di giudizio, che non vuole dire stesso piano di colpe. Non cfredo alla superità morale dell'uno o dell'altro come dice Santalucia, ma credo che sia venuto il momento di una tregua e più saggezza: non battute (Moratti) e guerre don chischottesche (Agnelli)
Se resta questa squallida faida, gli interisti di appelleranno alla storia dal 9-1 del 1961, alla "legge" di Moggi che non faceva vincere l'Inter (1998-2002) al doping e altro ancora, mentre gli juventini diranno che ad essere accusati di doping furono i giocatori dell'Inter di Herrera, che la sudditanza psicologica nacque con la prima Inter Morattiana, che Calciopoli nacque da un accordo Moratti, Telecom e settori Fiat che si volevano eliminare gli umbertiani dalla guida del Club...
Insomma, non se ne esce. Meglio parlare di calcio giocato e ripristinare un minimo di condivisione di fondo. Altrimeni al peggio non ci sarà limite e non solo da parte juventina con buona pace delle ricostruzioni di parte.
Grazie per l'attenzione,
Luca Rolandi
La controreplica di Massimiliano Santalucia
A cinque anni di distanza dal proceso di calciopoli anch'io ero personalmente convinto che fosse arrivato il momento di scrivere la parola fine a questa storia. Così come credo che un dialogo aperto e franco fra Juventus e Inter sia auspicabile. Ho sperato che questo fosse possibile dopo l'appello di Buffon ma ho dovuto constatare che questo non succederà. E questo perchè il diretto superiore di Buffon ha deciso di optare per un'altra strada, ha deciso di andare allo scontro diretto. Uno scontro in cui lo spazio per il dialogo è destinato inevitabilmente a restringersi. La Juve non sta cercando di fare chiarezza sui fatti del 2006, cosa di cui ha pieno diritto. E non si sta nemmeno limitando a chiedere la revoca dello scudetto del 2006 all'Inter, cosa che ci può stare alla luce della recente sentenza della giustizia sportiva.
La Juve sta chiedendo la restituzione di titoli che le sono stati tolti dopo un processo istituito per delle ragioni ben precise e per le quali un suo dirigente è già stato condannato in primo grado. Questa non è faziosità, questo è un dato di fatto. Come definire tutto questo se non un tentativo di rivedere completamente ciò che è successo? Non è forse un modo per dirci che in fondo « così facevan tutti »? Quando un dirigente della Juve come Pessotto afferma (non senza una punta di arroganza mi sembra) che, in caso di vittoria dello scudetto, la società metterà la terza stella ci dice in pratica che il club se ne infischia di quella che è una sentenza ufficiale e che si crede superiore a un organo istituzionale come la giustzia sportiva. Un pessimo esempio in un paese che già ha un grave deficit culturale su temi quali il rispetto verso le istituzioni e la legalità.
Quanto alla Juve di Lippi degli anni novanta non vi è dubbio che fosse un' ottima squadra, probabilmente la migliore in Italia. Però... c'é un però: quella sentenza definitiva sul doping è reale, è sotto gli occhi di tutti tanto che l'Ajax pensò perfino di chiedere indietro la Champions League del 96 . Possiamo fingere d'ignorarla quella sentenza, ma non possiamo dire che non esiste e nemmeno attaccare con la solita litania del vittimismo e della persecuzione (altro brutto vizio tipico italiano). Quanto al perché Guaraniello sia andato avanti con un'inchiesta che altre procure non vollero perseguire (come mai?) questo è un altro discorso ma non sposta i termi della questione. La sentenza c'é e dice una cosa ben precisa ribadita dalla Cassazione e riguarda la Juve, non altri club. Questa non è faziosità, questa è storia. Personalmente non credo di avere elementi per affermare chi sia superiore moralmente fra Juve e Inter. Tuttavia mi chiedo con quale diritto la Juve chiede all'Inter la rinuncia alla prescrizione (cosa che Moratti invece dovrebbe fare) quando il club bianconero non ha fatto altrettanto sul processo doping.
Il dialogo che invoca il Signor Rolandi è una cosa auspicabile, tuttavia è l'atteggiamento stesso della Juve a renderlo difficile e finchè da Torino non arriva un'inversione di rotta Moratti ha il diritto-dovere di difendersi. Anche a costo di rinunciare allo scudetto, anche a costo di affrontare un nuovo processo. Questa non è faziosità ma una semplice costatazione.



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