Nba, lo sciopero di Natale

Venerdì, 14 ottobre 2011 - 14:10:00
lebron 420

STERN E IL RISCHIO LOCKOUT FINO A NATALE - "Se non ce la facciamo martedì, non giocheremo a Natale. Non è una comunicazione ufficiale, me lo dice la pancia...". David Stern, commissioner della Nba, si lancia in una previsione che vira al netto pessimismo circa il lockout Nba. In realtà fa sapere di temere addirittura per l'intera stagione. Sin qui la paralisi ha costretto la lega a cancellare già le prime due settimane della stagione regolare che avrebbe dovuto aprire i battenti il 1° novembre. I negoziati dovrebbero riprendere la prossima settimana e martedì. Un apppuntamento fondamentale per scongiurare una crisi molto forte. Natale non è un giorno citato a caso. Solitamente il 25 dicembre è un momento cult nella regular season Nba: gli americani festeggiano le feste assistendo a match di grande rilievo piazzati volutamente in calendario. Quest'anno, il programma del 25 dicembre dovrebbe proporre 3 partite e in particolare la rivincita della finale 2011 tra i Dallas Mavericks  campioni in carica e Miami Heat delle stelle Lebron-Wade-Bosh. Ecco perché non giocare sarebbe un danno incalcolabile per Stern e la sua Lega. Non sono solo i giocatori che hanno qualcosa da perdere (leggi trattenute sugli stipendi milionari) con la falsa partenza. 

All'inizio della prossima settimana i colloqui ripartiranno con la presenza di George Cohen, il mediatore federale che proverà a ridurre le distanze tra players e owners. Martedì, il vero D-Day, entreranno in scena i comitati esecutivi. Mercoledì e giovedì a New York arriveranno i proprietari. "Questo è il momento di trovare un accordo. Abbiamo perso già 2 settimane, siamo sul punto di perdere altre partite. Le proposte, da entrambe le parti, rischiano di diventare peggiori. L'intesa potrebbe sfuggirci di mano, proprio come la stagione»", ha concluso il commisioner.

Barack Obama
KOBE, BOLOGNA E... OBAMA - Una partita, un'amichevole, dieci match, la sfida con Milano nel pacchetto? Di tutto e di più. Se ne dicono di tutti i colori. Non da settimane, ma ancora nelle ultimissime ore. Sino ad annunciare quasi l'accordo (ma quale accordo tra i mille e mille?) e poi veder di nuovo slittare tutto quando al rendez-vous in conference call l'entourage di Bryant tira il bidone.

Mettiamola così. Vedere la stella dei Lakers giocare sui nostri parquet sarebbe uno spettacolo, un'occasione imperdibile. Però non se ne può davero più. Il reginetto di Los Angeles la sta tirando non lunga, ma lunghissima. Sarà pure una star, ma sta trattando l'Italia (per cui professa amore sin da quando ci viveva da bambino) come l'ultimo feudo del suo regno.

E in tutto questo teatrino ci si mette pure la querelle tra Claudio Sabatini e... Barack Obama. Sì, proprio il presidente degli Stati Uniti d'America, mica un omonimo. L'uomo della Casa Bianca è reo di aver pubblicamente auspicato la fine dello sciopero. Dichiarazione pubblica e istituzionale. Ma a Bologna è stata vista quasi come un peccato di lesa maestà. Il numero uno della Virtus la considera una turbativa alle trattative che i club europei stanno avanzando con alcuni giocatori sotto contratto. Kobe in primis. "A scanso di equivoci - ha spiegato Sabatini -, ho scritto alla Casa Bianca che non è mia intenzione gettare ombre sulla Nba tentando lo scippo del suo giocatore più importante. Bensì vorrei dare l'opportunità a Bologna e a tutto il basket italiano di godere per qualche giorno del talento di un fuoriclasse di fama mondiale".

Chissà come l'ha presa Obama quando ha aperto la posta della mattinata...

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