Jove sola in testa alla classifica
La Juventus si gode un Natale da prima della classe, classifica alla mano. Alla pari col Milan, è vero, però l'evento va celebrato comunque perchè non succedeva dalla stagione 2005-06, con Capello in panca. Per di più la Juve mangia il Pandoro imbattuta: 9 vittorie e 7 pareggi dopo 16 giornate di campionato. Più una vittoria ai supplementari in Coppa Italia, di contorno.
Imbattibilità dopo 16 giornate per la quale bisogna risaliere a 60 anni fa, stagione 1949-50, quando il trascinatore in campo era tale Giampiero Boniperti, che ben più di un pizzico di storia del club lo ha autografato. Ora il trascinatore, sul rettangolo verde di gioco, è Andrea Pirlo. È lui l'uomo che sta facendo la differenza rispetto allo scorso anno. Perchè, attenzione attenzione, per il resto la Juve non è cambiata, come uomini, poi molto rispetto a quella che ha chiuso lo scorso campionato al settimo posto per la seconda volta di fila, stavolta addirittura chiusa fuori dall'Europa.
Roba che non succedeva dai tempi di Maifredi in panca, che erano diventati paradigmatici come termine di paragone per ogni disgrazia sportiva, tra il popolo bianconero. Infatti i 7/11 della formazione titolare, che con Conte non è certo un rompicato, è di quelle facili da impararsi a memoria, giocano sempre i soliti - ed è segno buono, gli 11 snocciolati come cantilena dai tifosi sono di solito abbinati a squadre vincenti -, erano in organico anche con Delneri in panchina. Nel dettaglio: Buffon in porta, Barzagli, Bonucci e Chiellini dietro, Marchisio in mezzo (anche se poi giocava spesso largo a sinistra, con Felipe Melo centrale, roba da riderci su per non piangere, con il senno di poi, secondo molti sostenitori bianconeri), Pepe da esterno e Matri centravanti. I nuovi innesti sono Lichtsteiner (ottimo giocatore di ruolo), Vidal (buon giocatore di ruolo, ma non è che il primo Sissoko fosse peggio), Pirlo e Vucinic (tecnica da vendere a oro al grammo, ma impatto limitato almeno sottoporta, sinora, anche per colpa di un infortunio). L'impatto di Pirlo è stato invece quello che ha cambiato passo alla squadra.
Il nuovo tecnico poi ci ha messo tanto del suo, portando entusiasmo e mentalità vincente. Conoscenza dell'ambiente, capacià di rapportarsi con i giocatori, da ex campione. Elasticità tattica, e questo non era prevedibile, visti i precedenti tattici manichei dell'allenatore leccese. Non è un caso che Marchisio da centrale si sia consacrato campione di livello internazionale, che Bonucci sia cresciuto, dietro, coperto da un centrocampo più attento, che con tre difensori puri - Chiellini a sinistra è un sacrificio per il livornese, non impiegato nel ruolo ideale, ma fortifica la retroguardia - una retroguardia la scorsa stagione porosa (16 reti subìte dopo altrettante giornate) sia diventata ora la seconda del campionato (11 reti al passivo), nonchè quella della Nazionale. Non è un caso, ancora, che Pepe, riportato a fare il suo, certo correre a perdifiato, ma anche giocare in avanti, senza fare il terzino a centrocampo, sia tornato ai livelli che lo avevano portato a Torino. E non va sottovalutato il ruolo svolto da Conte come psicologo: Buffon ha ritrovato lo smalto dei giorni migliori, lo stesso Chiellini ha accettato una soluzione tattica per lui di ripiego. Conte ha poi galvanizzato l'ambiente, inneggiando all'orgoglio ritrovato e sfruttando l'effetto traino dello Juventus Stadium.
La Juve deve però stare attenta. Dopo 16 giornate di campionato, nel 2010 era seconda, appaiata con Napoli e Lazio dietro al Milan, che la distanziava di 6 punti. I bianconeri di Conte hanno 4 punti in più rispetto a quelli di Delneri e una solidità mai dimostrata nella passata stagione, ma devono scongiurare il ripetersi di un inizio anno disastroso come quello capitato tra gennaio e febbraio 2011. Aiuterà pure il calendario: i bianconeri nel girone di ritorno ospiteranno Inter, Napoli, Roma, Udinese e Lazio allo Juventus Stadium, ma qualche ritocchino, un piccolo lifting di mercato, non farebbe male.



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