Francesca Piccinini ad Affaritaliani.it: "Sogno l'oro a Londra 2012. E poi un figlio..."

Quattro anni sono tanti, ma non nego che il mio sogno sportivo resta vincere l’Oro olimpico. Resta il mio desiderio più grande. Prima, però, devo trovare la persona giusta con cui realizzarlo. La colpa è soprattutto del cartone animato “Mila e Shiro”. Non mi perdevo una puntata! Ero piccolina, e sognavo di arrivare in Nazionale per poter sfidare Mila…”.

Lunedì, 29 dicembre 2008 - 08:35:00

Lei è il simbolo della pallavolo femminile italiana, movimento che a livello di Nazionale maggiore negli ultimi anni ha superato (per visibilità e successi) l’Italia degli uomini. Francesca Piccinini tra meno di un mese (il 10 gennaio, ndr) compierà 30 anni. Per la schiacciatrice della Foppapedretti Bergamo (squadra in cui gioca dal 1999) è dunque tempo di bilanci. Che traccia in un'intervista ad Affaritaliani.it

Il suo rapporto con la pallavolo è cominciato molto presto (a soli 14 anni la Piccinini, che in A1 ha esordito alla stessa età con la Carrarese, ha vinto l’argento europeo con la Nazionale Juniores, ndr). Le motivazioni sono sempre tante?
“La pallavolo occupa e ha occupato più di metà della mia vita. Per fortuna, nonostante passino gli anni, devo dire che le motivazioni restano sempre forti. Mi piace allenarmi e ho sempre voglia di migliorare. Penso che sia normale, poi, che in certi momenti di stanchezza mi vengano dei dubbi sulla possibilità di smettere. Per il momento, però, voglio solo giocare”.

Partiamo dall’inizio. Quando è nato il suo amore per questo sport?
“Sono sempre stata una bambina vivace e sportiva. Prima della pallavolo, che ho cominciato a praticare a soli 8 anni, insieme a mia sorella, avevo già provato con la danza, il nuoto e l’equitazione”.


Francesca Piccinini
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E perché alla fine ha scelto proprio la pallavolo?
“La colpa è soprattutto del cartone animato “Mila e Shiro”. Non mi perdevo una puntata! Ero piccolina, e sognavo di arrivare in Nazionale per poter sfidare Mila…”.

Non deve essere stato facile per lei, ancora adolescente, tra ragazze più grandi.
“All’inizio no, è vero. Ero sempre la cocchina del gruppo. Poi crescendo, verso i 16-17 anni gli allenatori hanno smesso di coccolarmi e hanno cominciato a pretendere…”.

Sente di aver perso qualcosa nella sua vita personale, a causa degli impegni agonistici?
“Certo, ho dovuto affrettare le tappe e mi sono persa qualcosa dell’adolescenza. Ma il fatto di stare sempre con persone più grandi di me mi ha comunque aiutato a maturare presto. Alla fine, visto dove sono arrivata, penso che ne sia valsa la pena”.

Qual è il ricordo più bello, finora, della sua carriera?
“Non ce n’è uno in particolare. Tutte le vittorie sono eccezionali, e ognuna ha un sapore diverso. Allo stesso tempo, però, anche le sconfitte mi hanno aiutato, forse più dei successi, a migliorare come giocatrice e come persona”.

Nel volley, lei è stata la prima italiana a giocare all’estero (in Brasile, nel ‘98/’99). Cosa ricorda di quell’esperienza?
“Avevo 18 anni, per me era una grande occasione. Le brasiliane, si sa, sono molto calorose. Mi hanno fatto sentire a casa”.

C’è una giovane giocatrice italiana in cui si rivede?
“Non saprei. Il problema delle ragazze di oggi è che, rispetto a quelle della mia generazione, hanno meno propensione al sacrificio”.

La pallavolo femminile italiana è cresciuta tanto. Fondamentali sono stati  i successi sportivi. Ma un ruolo importante ha avuto pure l’immagine delle sue protagoniste. Il fatto di essere considerate belle, vi ha stimolato ancora di più a dimostrare di essere le migliori?
“Ormai il tempo delle pallavoliste carine è finito. Certo, quel periodo ci ha aiutato a livello di visibilità, ma se non avessimo vinto quello che abbiamo vinto, il fatto di essere considerate belle sarebbe servito a poco. Comunque, a un certo punto, ci siamo abituate a quest’immagine di campionesse sexy”.

Nel 2004 lei ha posato senza veli per un calendario.
“Farlo una volta mi è bastato. Nessun pentimento, sia chiaro, però non è che a distanza di 4-5 anni il mio fisico sia cambiato molto, quindi non ne vedo l’utilità. E’ stata un’esperienza diversa. Mi sono divertita a giocare con il mio corpo”.

Oltre alla pallavolo, cosa le piace?
“Sono una persona semplice. Essendo nata in una piccola realtà come Massa Carrara, qui a Bergamo mi trovo bene. Per intenderci, a Milano non potrei vivere. Mi piace la vita di provincia, andare a cena con gli amici,  dipingere, leggere. E scrivere.

A questo proposito, a 26 anni lei ha pubblicato (senza l’aiuto di alcun giornalista, meglio specificarlo…) “Melagrana”, la sua prima autobiografia. Sta per caso pensando a una seconda prova letteraria?
“Già da bambina mi piaceva scrivere. In quel libro ho raccontato tante cose di me. Non tutto, naturalmente. Ma, sinceramente, non ho ancora pensato a un nuovo libro. Forse sarebbe bello scriverlo una volta che mi sarò ritirata”.

Londra 2012 è davvero così lontana?
“Quattro anni sono tanti, ma non nego che il mio sogno sportivo resta vincere l’Oro olimpico”.

Dopo i Giochi, le piacerebbe lavorare nel mondo dello spettacolo?
“Non faccio programmi. Di certo, mi tengo aperte tutte le porte”.

E riguardo, infine, al suo sogno di maternità?
“Resta il mio desiderio più grande. Prima, però, devo trovare la persona giusta con cui realizzarlo”.



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