Paolo Bossini ad Affari: "Vinta la malattia, sputo sangue in piscina. Verso Londra 2012"
La Presse ph. Piergiorgio PirroneDi Giordano Brega
Paolo Bossini riparte. Più forte delle trappole che la vita gli ha messo davanti. Una carriera con grandi emozioni (campione d'Europa e tante medaglie continentali, due finali olimpiche, un quarto ai mondiali tra le alte emozioni), poi la gara più importante della vita: nel 2010 ha combattuto contro un tumore linfatico per cui è stato operato. Una vittoria, più bella di qualsiasi oro. E adesso il 26enne bresciano riparte. Sognando Londra 2012 e non solo. Emozioni, flashback e sogni che racconta in questa intervista ad Affari
Cosa le hanno lasciato i mesi di malattia?
"Ovviamente è una cosa che non auguro a nessuno. Personalmente mi hanno lasciato un grande insegnamento di vita. Riuscire a capire i veri valori, distinguendoli da quelli che noi pensiamo siano problemi, ma non lo sono. Sono piccolezze per cui magari a volte ci fasciamo la testa, ma che non hanno niente a che vedere con i veri problemi"
Come si sentiva a livello non solo fisico, ma anche mentale nei mesi di malattia?
"Sicuramente avevo momenti di alti e bassi. Non stavo bene, perchè era come uno tsunami che ti attraversava il corpo. Però cercavo di auto-convincermi e di fare tutto ciò che la quotidianità mi portava a fare. Nuoto a parte. Con la convinzione di star bene. Tutto ciò io lo traduco come forza di volontà e voglia di sorridere, andare avanti e non fermarsi di fronte a nessuno ostacolo"
La guarigione è nata dalle cure o anche da un qualcosa che sentiva dentro. Pensa di essere andato con la testa e con le sue energie oltre la malattia?
"Innanzitutto come primo punto, durante la malattia bisogna sapere chi hai attorno. Servono persone positive, che ti portano allegria e che non ti trattano come se tu fossi un malato. Quello è già un punto di partenza importante. Sa cosa dissi uscendo dall'ospedale a mia moglie?"
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Cosa?
"Le ho detto... 'Guarda ci aspetteranno mesi difficili, ma tu da oggi sappi che non mi devi trattare neanche un minuto come fossi un malato. Sono una persona autonoma, ho un problema, ma vado avanti per la mia strada'..."
Non si è buttato giù...
"Il non buttarsi giù, il non piangersi addosso per chi ha la malattia è importante. Il mondo comunque va avanti, se ti piangi addosso non risolvi un bel niente. Cerchi di combattere e lottare per poter star bene. Perché comunque è un tornaconto personale"
Il ruolo di sua moglie è stato fondamentale
"Ovviamente. Senza ombra di dubbio mi ritengo un uomo fortunato, perché ho avuto lei a fianco. E con mia moglie vicina è stata quasi una passeggiata. Altrettanto ovviamente è stata importante la presenza della mia bambina, Angelica. E' stata un grosso punto di riferimento nella malattia. Mi trasmetteva sempre gioia, felicità, mi occupava le giornate. La portavo al parco, giocavamo, mi distraevo. Mi teneva vivo. Non mi faceva rimanere sdraiato a letto tutto il giorno a compiacermi"
E' cresciuta la fede dentro di lei?
"Un po' mi ha cambiato da quel punto di vista. Ero religioso, ma non praticante. Mi sono avvicinato un po' alla fede, anche per merito di Legrottaglie. Ho avuto occasione di passare una settimana in vacanza con lui e la mia famiglia. Nicola mi ha fatto scoprire un mondo e una pagina delle fede che non conoscevo. Come mi ha insegnato lui, Dio è onnipotente e onnipresente. Ovunque. Non occorre che per dimostrare di essere credente devi per forza andare in chiesa. A Dio puoi rivolgerti anche se sei nel traffico e stai tornando a casa. E io mi rivolgo a Dio molto spesso"
La Presse ph Fabio Ferrari
Chi sono i compagni di nazionale che le sono stati più vicini in questi mesi?
"Innantitutto Massimiliano Rosolino, Luca Marin, Nicola Cassio, Alessio Boggiatto Marco Belotti, Lorenzo Benatti. I compagni di allenamento. Loro sono stati più a stretto contatto e mi hanno colorato le giornate"
Quante chance ritiene di avere per qualificarsi alle Olimpiadi di Londra?
"Se devo essere obiettivo sono poche. Se devo essere ambizioso sono tante. Mi rendo conto che è un anno di transito. Dopo un anno fermo, questa è una stagione difficile dove sto sputando sangue tutti i giorni in piscina per arrivare a quell'obiettivo che mi sono prefissato. Questo è quello che desidero con tutto me stesso"
La sua carriera andrà oltre Londra 2012? Si vede ancora protagonista nei prossimi anni?
"Sì è quello che vorrei. Nel nuoto ho dato tanto. Ho avuto un periodo di calo, ma penso di avere ancora un bel po' di cartucce da sparare. Vorrei partire da quest'anno - se fosse possibile con Europei e Olimpiadi - per proiettarmi nel futuro. Nei prossimi anni ci può stare qualche bel risultato"
A cosa rinuncerebbe per partecipare alle Olimpiadi?
"A niente di ciò che è caro. Quello che ho e che sono è dato dalle mie forze"



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