Affari Internazionali - L’Inter non conta niente
Di Lorenzo Zacchetti*
Se da quattro anni vivete nell’incubo dei nerazzurri che vincono sempre, potete tirare un sospiro di sollievo. Se, al contrario, siete interisti rigenerati dalle carriolate di trofei messi in bacheca, iniziate a preoccuparvi per il ritorno dei tempi bui. E’ tutta un’illusione: l’Inter non è la squadra più forte d’Italia e tantomeno d’Europa. 
E’ quanto si desume dalla classifica della Serie A (perché dieci punti di distacco dal Milan pesano come un'incudine), dalla figuraccia di Brema in Champions League e soprattutto dal trattamento riservato ai nerazzurri dalla giuria del nuovo Pallone d’Oro, che da questa edizione è unificato col Fifa World Player e che quindi dovrebbe aver guadagnato in credibilità.
Nella storia del riconoscimento, i giornalisti selezionati da “France Football” si erano resi protagonisti di alcune ingiustizie colossali, a partire dai successi di Mathias Sammer e Igor Belanov, a discapito di campioni come Baresi e Maldini. Sviste di tale portata sono potute accadere perché i giurati di alcuni paesi a scarsa tradizione calcistica hanno spesso indirizzato le loro preferenze sulla base dei soli highlights, ovviamente penalizzanti per i difensori. Ma oggi il calcio ha una visibilità planetaria e soprattutto era logico pensare che, sommando ai voti dei giornalisti quelli dei c.t. e dei capitani delle nazionali affiliate alla Fifa, si potesse guadagnare in competenze.
Invece, i primi verdetti della nuova era sono decisamente sorprendenti. Nonostante il “triplete”, l’Inter è stata decisamente bistrattata. Si è cominciato con l’esclusione di Diego Milito (stella della scorsa Champions) dai 23 candidati, per poi vedere cadere uno per uno i quattro interisti in nomination. Passi per Julio Cesar, Maicon ed Eto’o, ma è incredibile che Wesley Snejider non sia entrato nella top three del Pallone d’Oro, che per quest’anno è tutta azulgrana con Messi, Iniesta e Xavi candidati al successo finale. Messi è il miglior giocatore del mondo, non ci sono discussioni, ma se il premio deve andare al calciatore dell’anno è chiaro che a vincere debba essere Iniesta, l’hombre del mundial, con Xavi e Sneijder alle sue spalle, ma comunque sul podio. Il 2010 di Messi non è stato dello stesso livello di quello dei suoi concorrenti.
Beffati i calciatori, ma anche i tecnici. Mourinho ha vinto tutto, eppure il premio di allenatore dell’anno andrà a Vicente Del Bosque, c.t. della Spagna che ha infranto un tabù vincendo il primo mondiale della sua storia. In questo caso, non si può affatto parlare di ingiustizia, ma è la conferma di una tendenza beffarda per gli interisti di ieri e quelli di oggi. Rafa Benitez è già ai ferri corti con Moratti: o vince il mondiale per club, o dovrà inesorabilmente fare i conti con la rabbia del presidente, pronto ad esonerarlo anche se la scelta del sostituto appare tutt’altro che facile. Certo che se l’Inter dovesse tornare da Abu Dahbi col titolo di campione iridata, bisognerebbe chiedere scusa non solo a Benitez, ma anche a un gruppo di giocatori capace di centrare ogni obiettivo!
Comunque, se i verdetti del Pallone d’Oro proprio non vi soddisfano, potete sempre esprimere il vostro voto sul sito della Uefa, che come ogni anno chiede ai propri lettori di indicare la squadra dell’anno. Cliccate su http://it.uefa.com/community/teamoftheyear/index.html ed esprimete le vostre preferenze.
Queste sono le mie:
Portiere: Casillas (Real Madrid/Spa)
Difesa: Lahm (Bayern/Ger), Pique (Barcellona/Spa), Lucio (Inter/Bra), A.Cole (Chelsea/Ing)
Centrocampo: Robben (Bayern/Ola), Xavi (Barcellona/Spa), Sneijder (Inter/Ola), Iniesta (Barcellona/Spa)
Attacco: D.Milito (Inter/Arg), Eto’o (Inter/Cam)
Allenatore: Del Bosque (Spagna)
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*Lorenzo Zacchetti è il Publisher di Acacia Edizioni, casa editrice che pubblica 35 periodici di successo, tra cui “Hurrà Juventus”, “Superbasket”, “American Superbasket”, “PC Magazine”, “Freeway Bike”, “Legend Bike” e “Tutto Mountain Bike”.



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