Indianapolis, negli Usa è partito il countdown per la 500miglia...
| Sono 15 i rookies che lotteranno per i 5 posti assegnati alle "reclute''. Vengono dagli Stati Uniti, Australia, Francia, Canada. Sono 77 i piloti che lotteranno fino al 20 maggio per insediarsi nei 33 posti degli ammessi alla Indy 500.Vengono da Usa, Brasile, Australia, Inghilterra, Nuova Zelanda, Olanda, Scozia, Giappone e Venezuela. |
Ci sono dei punti fissi nello sport americano che esulano dai campionati di baseball, di football americano, di basket e fanno vita a sé; nel calendario sono segnati a grossi caratteri perché nessuno li dimentichi. E infatti nessuno li dimentica. Chiedete a un americano quando si svolgerà la Indianapolis 500 e subito vi risponderà: attorno al periodo del Memorial Day. La Indy 500 (poco più di 800 km) è stata per anni la bandiera USA per le gare automobilistiche. Fondata da Carl Fisher nel 1906, la prima gara ufficiale ebbe luogo nel 1911.
Subito dopo la II Guerra mondiale, nel 1945, Fisher vendette il complesso di Indy a Anton Hulman jr. Da un iniziale pubblico di 20 mila spettatori, Indianapolis è arrivata oggi a pienare la corona attorno all'ovale con quasi 300 mila persone. Tutti uomini fino a quando, nel 1987, Janeth Guthrie prese parte alla gara e le donne si svegliarono di colpo. Nel 1992 Lyn St. James. Nel 2000 Sarah Fisher,un campioncino di 19 anni.
Poi nel 2005 giunse Danica Patrick, del team Penske. Danica è riuscita a occupare posizioni di riguardo,a vincere una gara del tipo Indy in Giappone, a creare polemiche nei confronti degli uomini considerati e accusati di razzismo contro le donne. Fu proprio la signora Patrick a confessare che quando è in gara indossa soltanto la tuta da pilota.
![]() Danica Patrick |
I piloti con due vittorie a Indy sono stati Emerson Fittipaldi, Graham Hill e Jimmy Clark, tutti e tre dalla Formula 1. E pensare che gli americani avevano subito detto: quelli della F1 qui a Indy non faranno mai nulla! Quando Mario Andretti entrò nelle scene di questa gara diventata ormai internazionale, molte cose cambiarono. Mario in poco tempo, divenne l'idolo dei fans di Indy, vinse nel 1969, perdette per sfortuna in altre gare. Eppoi dimostrò il contrario, e cioè che non è vero che "quelli della formula Indy non faranno mai nulla in F1". Invece Andretti corse per la Lotus, March, Ferrari, Parnelli, Alfa Romeo, Williams ottenendo in tutto 12 successi. E il titolo mondiale.
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NELLA STORIA DELLA 500 MIGLIA
Come spesso succede nelle organizzazioni sportive che diventano in poco tempo i sovrani di un evento, anche nella Indy 500 si sono verificati scosse e abbandoni. Nel 1994 Tony George fondò la IRL (Indy Race League) staccandosi dalla CART. La ILR divenne la "padrona" della Indy 500,anche perché il mitico ovale è di proprietà della Hulman Co. Alla fine di litigi in Corte, querele e controquerele la Cart andò bancarotta, e venne riassorbita dalla IRL nel 2008. Una bella confusione e chi in fondo ci ha rimesso di più è stata proprio la classica 500 che oggi va avanti con le punte spezzate ma che comunque diverrà la 93ma edizione il 24 maggio.
Dopo un breve "ricordo" ai piloti morti a Indianapolis durante le gare, 56 in tutto, superiore alla mortalità di Nurburgring (18), Monza (32), Daytona (24) e Le Mans (24), iniziano dal 5 di questo mese le prove per i rookie (per le reclute, insomma). Poi le prove per gli altry 60 piloti che aspirano ad occupare le trentatre posizioni ufficiali. Tra vincita della borsa, premi speciali, pagamenti per pubblicità di vari prodotti il vincitore è sicuro che porterà a casa almeno 5 milioni di dollari. Anche stavolta,come in altre occasioni, una gara di tre ore terrà impegnati i fans americani per un intero mese. Forse anche questo serve a creare il mito di una manifestazione che, se vogliamo, dopo la prima ora di gara diventa quasi monotona. Sempre che non si verifichino incidenti (come spesso succede). E allora l'americano sarà soddisfatto. Con franchezza molti ammettono che vanno a Indy per vedere gli incidenti mortali: auto da 3 milioni di dollari scaraventati in aria, fiamme dappertutto e il corpo del pilota sbalzato a 50 metri di distanza dal punto del disastro.
Benny Manocchia



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