La storia di Hakim: talento della boxe, da 5 anni in attesa della cittadinanza
E’ risaputo come la boxe abbia in sé un’etica, una linea di condotta che educa lo spirito prima ancora del corpo: un buon pugile lavora duro, sa accettare una sconfitta, non umilia mai l’avversario e affronta a testa alta le avversità. Ma ci sono cose che neanche i jab e i ganci di un boxeur possono scalfire, come ad esempio la burocrazia italiana. E’ quanto sta scoprendo Hakim Chebakia, ventiduenne originario del Marocco, promessa della boxe dilettantistica bolognese in quota alla storica palestra Tranvieri. “Sono venuto in Italia nel ’95, all’età di sei anni - racconta - e cinque anni fa ho iniziato a praticare la boxe”. 
Hakim - che parla con un perfetto accento bolognese - ha la faccia pulita di un adolescente e il fisico nervoso del peso gallo. Abita in un monolocale dalle parti della Bolognina, che divide con il fratello Momo, anche lui pugile dilettante. Il suo record parla di ventidue match disputati in meno di quattro anni, con diciassette vittorie - di cui sei per Ko – e tre sconfitte. “Sono state esperienze che mi sono servite moltissimo – continua - perché il bello della boxe è che ti permette sempre di imparare dagli errori”.
Quindici anni fa è arrivato a Bologna insieme alla sua famiglia per potersi riunire con il padre, che già dall’ 89 lavorava come operaio in fabbrica. Da allora è sempre rimasto qui: dopo aver preso il diploma in un istituto alberghiero, ha lavorato come cameriere e come aiuto nelle cucine di un ristorante. La passione per la ristorazione gli è rimasta dentro, e oggi con il suo amico italo-tedesco Sven ha appena ottenuto il permesso per aprire un locale nel quartiere della Bolognina. “Vogliamo chiamarlo Bologna Gran Bistrot. Sarà un locale rivolto principalmente ai giovani, un posto in cui venire a mangiare ma soprattutto a passare un po’ di tempo in compagnia. Lo apriremo proprio davanti alla nuova sede del Comune”.
Come è naturale, Hakim si sente molto legato a Bologna: qui ha i suoi affetti, le sue amicizie, e ha iniziato a farsi un nome nell’ambiente sportivo .“Mi trovo bene in Italia, molti dei miei amici sono italiani. Non tutto però è andato come avrei voluto. Come tanti altri, la mia famiglia è venuta qui perché sperava di trovare un futuro migliore. Questo in parte si è verificato, perché in effetti noi ci siamo ambientati molto bene. Nella mia famiglia lavorano tutti, e tutti pagano le tasse”. “Ma – ripete - per poter avere un futuro dignitoso, per avere le stesse possibilità di tutti, anche il paese ospite a un certo punto deve decidersi a trattarti come un cittadino. E io ormai inizio a perdere le speranze che questo accada, visto che sto aspettando di avere la cittadinanza da cinque anni, ma per una serie di intoppi burocratici non l’ho ancora ottenuta e vado avanti con i permessi di soggiorno. In alcune occasioni sembrava che la situazione dovesse sbloccarsi, ma ogni volta è venuto fuori un cavillo, un requisito che io non avevo e che faceva ripartire tutta la pratica daccapo”.
Lo status di cittadino italiano è essenziale anche per emergere nell’attività agonistica, come Hakim sta scoprendo a sue spese: “Non posso partecipare ai tornei più importanti, come i campionati italiani e la coppa Italia. Ho anche perso delle buone occasioni. Un giorno Valerio Nati (responsabile della nazionale Italiana Juniores) è venuto ad assistere ad un nostro allentamento. Alla fine mi ha fatto i complimenti, mi ha detto che avevo del talento. Il problema è che un tecnico della nazionale non può far nulla per risolvere i tuoi problemi burocratici.”
Oggi Hakim sta recuperando da un infortunio che lo ha costretto a una pausa forzata dal ring: la frattura di una mano, avvenuta a Roseto degli Abruzzi mentre disputava per il secondo anno consecutivo il “Guanto d’oro”, il torneo annuale in cui i migliori pugili presenti nel territorio nazionale incrociano i guantoni. “La boxe è uno sport che non ti lascia molto tempo per esprimere il tuo talento, così se sei escluso dalle maggiori manifestazioni diventa sempre più difficile poter emergere. E’ anche per questo che spero di poter passare nel professionismo prima o poi. Nella boxe professionistica tutti questi limiti legati alla nazionalità non ci sono”. Ma al di la dei problemi, dell’infortunio e del tempo speso per l’apertura del locale, Hakim non ha certo dimenticato le sue ambizioni. “Spero di poter tornare presto sul ring. A febbraio tornerò ad allenarmi, e poi tutto dipenderà dai tempi del mio recupero”.



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