La stampa e gli sport minori, un rapporto difficile
di Luca De Franco
Lo sfogo di Roberta Antignozzi sulla scarsa organizzazione del calcio femminile, porta alla luce un problema comune a tutti gli sport considerati minori: la mancanza di professionalità. Essere professionali significa svolgere un lavoro di livello medio-alto e venire pagati (nessuno riceve soldi per un lavoro di basso livello). Negli sport minori, i soldi distribuiti agli atleti sono pochissimi. Allora, perchè dovrebbero allenarsi e gareggiare? Per lo stesso motivo, gli sport minori sono ignorati dai mezzi di comunicazione. Nessun addetto stampa esperto, accetta di lavorare gratis. Per questo, le squadre, le federazioni, gli atleti nominano addetto stampa un giornalista alle prime armi (oppure un amico, un parente senza esperienza giornalistica). Però, il titolo non fa il professionista.
Per svolgere il lavoro di addetto stampa, sono necessari anni di esperienza ed una grande credibilità presso i media. Un novellino, può telefonare a tutti i giornali, ma nessuno gli darà mai retta. A un addetto stampa esperto, bastano due minuti al telefono per fare pubblicare una notizia o rimediare una partecipazione televisiva per il suo cliente. Senza un bravo addetto stampa, niente media. Senza passaggi sui media, niente sponsor. Senza sponsor, niente soldi. E' un circolo vizioso dal quale gli sport minori possono uscire solo iniziando a fare quello che fanno gli sport importanti: premiare la professionalità. Finchè non lo faranno, continueranno a frignare di essere ignorati dai media, dagli sponsor e dai loro stessi atleti.
![]() Roberta Antignozzi con Max Bertolani |



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