Finisce il Giro. Il diario di Orsetta

Lunedì, 30 maggio 2011 - 10:00:00

GIRO: CONTADOR, "FINALE DA SOGNO, VITTORIA DI SQUADRA"

"E' incredibile, sono emozionatissimo, con tutta questa gente e' stato un finale da sogno". Alberto Contador si lascia scappare qualche lacrima all'arrivo a Milano: e' lui il vincitore del 94esimo Giro d'Italia. Il corridore di Pinto, terzo nella crono conclusiva, ha difeso con successo la leadership in classifica generale fino all'ultimo, dominando la corsa rosa. "Le lacrime? Non mi emoziono cosi' facilmente ma stavolta e' cosi'", ammette ai microfoni Rai lo spagnolo, che nel giorno del trionfo non dimentica l'aiuto dei compagni della Saxo Bank: "non ho vinto da solo, ha vinto tutta la squadra".

IL DIARO DAL GIRO D'ITALIA


Orsetta Borghero (foto dal suo sito web)
LE IMMAGINI

Di Orsetta Borghero

Il Giro d’ Italia è finito. Con lo stesso regista che ci guarda da dove non è dato sapere. Ma c’è. Eccome se c’è. Ed è lì che stacca sul primo piano del protagonista, sfuma la musica, riprende tutto. Non si lascia scappare niente. Niente. Chi piange, soprattutto. Perché, quaggiù, chi piange, fa molto più audience di chi piange lo stesso. Ma di gioia. La Felicità di chi ha vinto, l’ emozione di chi non ce l’ ha fatta per un soffio, chi corre, chi se ne frega. Chi si dispera. Chi è seduto con il panino. Chi va verso la propria squadra. Ci si abbraccia. C’è chi trema. Chi sale. Chi scende. E lui continua a stringere su chi è stato sconfitto e sui bambini, inconsapevoli e più felici di noi. Perché la Felicità, quella vera, si tocca solo quando c’ è assenza. Assenza di pensiero. Un’ assenza che ci toglie la buccia dalla pelle e ci fa sentire. Sentire per davvero. E così, è in questa assenza che ritrovo il vento che porta la musica. Sì perché questo Giro è stato fatto soprattutto di musica, come in tutte le Feste che si rispettino, come in tutti i film migliori. La musica, sì, quella che ci emoziona in modi diversi, ma che anche in questo Giro c’è stata. Com’ era? Alta. Sì alta. Non necessariamente perché elevata, colta, d’èlite. Era alto il volume. E questo bastava.Bastava ad entrate. A farla entrare in circolo, a farla entrare nel Giro.. E così ripercorro tutto quello che ho visto. Gli sguardi che prima non mi era capitato di conoscere, perché per entrare dentro qualcuno spesso non occorre stargli sopra, basta imparare ad osservare. Si capiscono tante cose in quegli sguardi. Il Giro è un’ esperienza che tutti dovrebbero fare. Forse anche un po’ per divenir del mondo esperti e de li vizi umani, e del valore. Perché venire al Giro, farne parte, sceglierlo, rende migliori. E molto più ricchi. Io qui, a bordo di questa Volkswagen Amaroc ne ho viste tante di queste facce. Ecco forse, perché, per il mio diario, sono state più importanti le urla, le facce, le bandiere. La festa. E, allora, chiedo scusa. Scusa se non è stata una cronaca sportiva. Se qualche volta ho sbagliato i termini tecnici, se ad ogni tappa ho immaginato cose forse non reali fino in fondo, se non ho mai dato i tempi, o i nomi dei vincitori. Ma per me non erano le cose più importanti. Era fondamentale però riuscire a dire senza dire il dolore di un giorno triste, dove anche Dio piangeva, o l’ aver trovato un ragazzo orientale nel gruppo dei ciclisti, io che credevo -chissà perché?- che in Giappone non corressero mai. Era importante che anch’ io mi divertissi come di rado mi riesce di fare o rispondere ai tanti che, vedendomi lì con il microfono in mano, mi chiedessero dove si sarebbero rivisti, in quale tv. Ed io, per me, spero che un giorno, non so su quale canale, non so in quale orario, ognuno di loro possa rivedere chi era, scoprendosi bellissimo. Così, sono certa che, forse, oggi, per la prima volta, anche il regista di questo Truman Show si sarà commosso nel vederci tutti lì. Senza pensiero. Felici. Come quando nasce un figlio. Come quando ci si innamora. Tutte le volte. Come quando la natura ci appare per quella cosa straordinaria che è. Come quando si resta senza respiro di fronte alla Bellezza. La sola cosa che salverà il mondo. Scendo dalla mia Volkswagen Amaroc per salire sulla mia. Non amo gli addii, ma abbraccio Stefano, Paolo, Marco, Alberto. Amici. Complici. Uomini che mi hanno accompagnata e consigliata in questo viaggio. E da qui li voglio ringraziare. Perché quest’ avventura, senza di loro, non avrebbe avuto il senso che oggi ha. Grazie. E poi grazie ad Angelo Perrino, direttore di questo quotidiano che da oggi avrà una persona in più a fare il tifo. Resto anche certa del fatto che le vostre facce le rivedrò ancora in questo labirinto che è la vita. Per tutti gli altri, invece…qualora non ci dovessimo più rincontrare… Buon Giorno, Buona sera e….Buona Notte…

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