Le finali Nba tra Angelina Jolie e...
Forse dovremmo farlo anche noi. Perché no? Ecco, per esempio, un annuncio: Juventus-Inter match che vale il... campionato mondiale di calcio. Dopotutto gli americani lo fanno sempre, in tutti gli sport (perfino, pensate, per le gare con le palline di creta nel circuito preparato nella sabbia). Tutto è "campionato del mondo" per gli americani, world championship. Però loro hanno qualcosa che noi non abbiamo: i play off, che sono giocati per stabilire chiaramente chi è il campione. Senza parlare dei dollaroni extra incassati nelle partite per la finale. Inter, Juventus, Milan, Fiorentina in sfida e chi vince è il vero campione d'Italia; il tutto in una settimana. Ma questo è un altro ragionamento.
![]() Kobe Bryant |
La finale del basket mette di fronte, come sempre, i vincitori della Eastern Conference e i vincitori della Western Conference. Va avanti così dal 1947. Saranno 2-3-2 partite, in casa e fuori, chiamate best or seven. Chi vince quattro delle sette partite è il nuovo "campione del mondo". Dicono che sarà una finale incandescente.
Intanto si scaldano gli animi di milioni di appassionati di pallacanestro. Sono 30 i team che prendono parte al campionato della NBA,15 per girone. Per capire come vive il basketball l'americano conviene entrare in un bar, neglio chiamarlo pub, dove ogni sedia ha il nome di un campione dello sport, ogni bicchiere il nome di un team (bicchieri che sono venduti al pubblico per 25 $ ciascuno). Le scommesse sono tantissime. I ragionamenti vogliono essere tecnici, ma i sei bicchieri di birra e più trangugiati in mezz'ora spingono a...degenerare, perché "quando quei grossi c*** dei Lakers...". E subito arriva la risposta: "Già, porta tua sorella e vediamo che succede". E queste sono le frasi più pulite.
Al Madison Square Garden di New York c'è una sedia con il nome di Angelina Jolie. Quando arriva in sala c'è sempre un boato della folla. Lei sorride, si siede e comincia a sgranocchiare pop corn. Una volta capitai, proprio per caso (ma forse lo fece apposta l'addetto stampa della sala) vicino a lei e così mi passò una manciata del mais gonfiato. A Los Angeles c'è una sedia riservata a Jack Nicholson, proprio a bordo campo. Jack si sbraita, urla, perde la voce e lancia battute pesanti nei riguardi di quel "cornuto del referee". Spesso i giocatori si fermano per un istante e gli stringono la mano. Nicholson ha sempre ottenuto una clausola nei contratti prima di girare un film: quando i Lakers giocano a casa, Jack può lasciare il set alle 16 per andare all'incontro. Non è un caso limite.Una inchiesta svolta da un gruppo di businessmen ha stabilito che il 45% dei giovani che non va a lavorare lamentando malanni, invece va a urlare per la squadra del cuore.
Benny Manocchia



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