E' il pallone a far ammalare di Sla

Venerdì, 5 settembre 2008 - 14:18:00

del Dr. Massimiliano Fanni Canelles, dirigente medico Ass 4, Presidente nazionale del Comitato Italiano Progetto Mielina per la ricerca sulle malattie neurologiche

La sclerosi laterale amiotrofica SLA è una malattia che provoca la degenerazione delle cellule del sistema nervoso centrale portando a paralisi e a morte per perdita della capacità respiratoria. Il suo nome significa indurimento (Sclerosi) della porzione laterale del midollo spinale (Laterale) e riduzione muscolare (Amiotrofica). Viene anche chiamata "morbo di Lou Gehrig" dal nome del giocatore di baseball, Lou Gehrig, al quale, nel 1939, per primo venne individuata questa

Colpisce gli adulti, di entrambi i sessi, in un’età compresa tra i 40 e i 70 anni. La speranza media di vita per un malato di SLA va dai due ai cinque anni, la causa è sconosciuta e non ci sono cure efficaci. In Italia si ammalano 6 persone ogni 100.000 abitanti, ma studiando l’incidenza della malattia nei diversi gruppi sociali e lavorativi si è visto come la malattia nel nostro Paese abbia colpito 43 calciatori su 30 mila. Una percentuale nettamente più elevata rispetto alla frequenza di nuovi casi comparsi nel resto della popolazione. Il pensiero va subito al possibile utilizzo di sostanze dopanti assunte per migliorare le prestazioni ma allora dovremmo aspettarci anche in altri sport la stessa incidenza di malattia. Non si escludono come cause possibili l’abuso di anti-infiammatori; contatti con pesticidi usati per i campi da gioco, ma si sta studiando la possibilità secondo la quale nel calcio i continui traumatismi fra testa e pallone possano essere all'origine della malattia. Alcuni studi infatti si stanno focalizzando su una proteina (s-100 betaproteina) indice di sofferenza delle cellule nervose. E’ stato evidenziato che il livello di questa proteina aumenta in seguito a traumi alla testa anche lievi, ma ripetuti.

La federazione olandese gioco calcio, per preservare il cervello dai microtraumi ripetuti, ha quindi vietato il colpo di testa ai calciatori con meno di 16 anni. Per lo stesso motivo la federazione hockey internazionale ha vietato di giocare senza il caschetto. Sarebbe da domandarsi ora cosa intende fare un Paese come l'Italia dove il calcio sembra essere il divertimento primario, di rilevanza fondamentale per il richiamo mediatico ed economico e in alcuni e non rari casi lo scopo di una vita. Recenti studi segnalano che le cellule staminali sono in grado di generare nuovi neuroni sani, fornendo una potenziale di cura per la SLA.

Forse la Federazione Italiana Giuoco Calcio dovrebbe prendere in considerazione questi dati, forse sarebbe il caso di intraprendere misure preventive, sicuramente una piccola parte dei milioni di euro che girano nel sistema calcistico sarebbe indispensabile per finanziare le ricerche che porterebbero speranza ai calciatori e non solo malati di SLA

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