Doping: tra realtà e leggenda
La positività al controllo antidoping di Marta Bastianelli, causato dalla fenfluramina contenuta in una pillola per dimagrire, ha diviso gli addetti ai lavori del ciclismo. I sostenitori della Bastianelli sostengono che lei non poteva sapere che il prodotto dimagrante contenesse la fenfluramina e che quest'ultima non serva a miglirare le prestazioni agonistiche (quindi, non si tratterebbe di doping). Chi critica la Bastianelli è convinto che una campionessa debba sapere tutto sulle sostanze che assume.
In ogni caso, non viene posto il problema principale: in quale misura il doping incide nelle prestazioni di un atleta? E' ovvio che se l'atleta fa ricorso ai farmaci significa che è convinto di averne bisogno. E' altrettanto ovvio, ma nessuno lo dice mai, che un brocco non può diventare un campione grazie al doping.
Nella storia dell'atletica, il doping è servito a far correre più veloce di qualche frazione di secondo chi era già velocissimo. Qualche frazione di secondo, non dieci secondi più veloce. Inoltre, se tutti fanno ricorso alle medesime sostanze proibite, sono tutti sullo stesso livello. Alla fine, emerge sempre chi possiede talento naturale, determinazione ed il carattere per combattere contro i detrattori.



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