A mai più monsieur Domenech
A meno che non riemerga dalle fiamme come nelle scene più becere di “Terminator”, ce lo siamo davvero tolto dalle scatole. Ad oggi, la notizia più bella giunta da Sudafrica 2010 è la fine del ciclo di Domenech, che passa alla storia più per la sua siderale antipatia che per il suo palmarès. A scanso di equivoci, è bene ricordare che il franco-spagnolo nella sua carriera non ha mai vinto nulla, a parte un poco esaltante campionato di Ligue 2 (la Serie B francese) conquistato nel 1989 sulla panchina del Lione. Per il resto, rien de rien. Domenech nel 1993 è stato assunto dalla federazione per guidare l’Under 21 e, pur allenando per ben undici anni i formidabili talenti destinati a sfondare con la rappresentativa maggiore, non è mai riuscito ad andare oltre il secondo posto conseguito nell’Europeo espoirs del 2002. Anche nelle qualificazioni alle Olimpiadi del 2000 è rimasto con un pugno di mosche in mano, sconfitto dall’Italia. Sette anni dopo, ritrovando gli azzurri nelle qualificazioni per l’Europeo senior, rievocò quella sconfitta accusando la Figc di aver corrotto l’arbitro per garantirsi la vittoria. In quanto a scuse ed accuse, questo sì, Domenech ha davvero pochi rivali. Resta indimenticabile la sua sceneggiata all’Olympiastadion di Berlino, quando accusava Materazzi di simulare per provocare l’espulsione di Zidane, poi riconosciuta come sacrosanta grazie ai replay. Domenech ci detesta, lo ha ammesso, ma è totalmente ricambiato, tanto che batterlo all’Europeo 2008 è stato uno dei pochi momenti da salvare della sfortunata rassegna austro-svizzera. Non che i francesi ne abbiano una stima granchè maggiore, visto come ha smembrato una squadra potenzialmente fortissima basando le sue scelte su fattori astrologici e su personalissime considerazioni che, di torneo in torneo, lo hanno portato ad accantonare gente come Trezeguet, Frey e Pires. Le ormai celebri parole di Anelka (“Vai a farti fottere, figlio di puttana”) non sono troppo diverse da quelle che i tifosi transalpini gli hanno rivolto davanti alla tv, vedendo i Bleus sgretolarsi fino a rimediare una delle figuracce più brutte della loro storia, tra allenamenti saltati per protesta, colpi proibiti in mezzo al campo ed avversari felicissimi di trovarsi di fronte agli ammutinati del Bounty, invece che ad una vera squadra. E dire che stiamo parlando dei vicecampioni del mondo, arrivati a soli undici metri dalla conquista del trofeo più ambito. Quattro anni fa, al rientro in patria, i giocatori francesi vennero accolti come se avessero vinto e l’accoglienza più calorosa fu per Zidane, nonostante (o forse proprio per) la testata data a Materazzi. Stavolta i tifosi transalpini andranno all’aeroporto con i pomodori e le testate… conviene che le diano al muro. Adieu, Domenech. 
Raymond Domenech
Lorenzo Zacchetti
*Publisher di Acacia Edizioni, casa editrice che pubblica 35 periodici di successo, tra i quali Hurrà Juventus, Superbasket e American Superbasket.



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