Ciclismo, morte maledetta per il talento inespresso Vandenbroucke
Il ciclista belga Frank Vandenbroucke, nipote dell'ex ciclista e direttore sportivo Jean-Luc Vandenbroucke, è morto in Senegal, stroncato da embolia polmonare. Una di quelle morti maledette ch ogni tanto colpiscono lo sport delle due ruote: inevitabilmente il pensiero corre a Marco Pantani e qel drammatico 14 febbraio, piuttostoché al fortissimo campione spagnolo José Maria Jimenez, uno che in montagna aveva dato spettacolo quasi quanto il Pirata. Ma questo è il passato. Il triste presente racconta di questo decesso in una stanza d'albergo. Aveva 34 anni e aveva vinto qualcosa di importante in carriera, tra cui la Parigi-Nizza e la Gand-Wevelgem del 1998, la Liegi-Bastogne-Liegi nel 1999 e la classica a punti alla Vuelta dello stesso anno. Cinquantacinque gare in complesso, contando le corse minori. Poco e nulla se pensiamo al potenziale talento di cui disponeva.
![]() Frank Vandenbroucke |
Considerato il ciclista belga più dotato della sua generazione 'Vdb', era stato coinvolto in vicende di doping e problemi personali. Nel 2005 aveva tentato il suicidio dopo la separazione dalla moglie. Negli ultimi giorni Vandenbroucke aveva assicurato di voler tornare a correre ed essere ancora in grado di vincere. Era alla ricerca di una squadra per la stagione 2010.
Era in Senegal per una vacanza. "Sono andato a cercare la bottiglia (di vino) più cara della mia cantina, un Chateau Petrus 1961, ed ho brindato alla mia vita. Avevo chiesto consiglio ad un medico: con l'insulina doveva essere finita", aveva scritto nella sua autobiografia, pubblicata un anno fa. Aveva poi cercato altre volte di farla finita, l'ultima nel giugno 2008.



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