Cheerleaders, la carica delle 100mila
Dovreste vederle. Di solito cominciano a 13 anni. Diete particolari, ginnastica quotidiana, il cheerleading è uno sport esigente, che richiede forza, agilità, coordinazione per poter eseguire capitomboli,danze,salti e acrobazie. Se non vengono eseguiti bene, può risultare fatale all'atleta, come è successo pochi giorni fa in Texas (incidente che ha spinto questo cronista a preparare una breve inchiesta su questo sport). Le cheerleaders, come sapete, sono lì per incitare il proprio team e per fare show. Gli statunitensi hanno sempre cercato di aggiungere qualche momento di show agli eventi puramente sportivi. Togliete il cheerleading allo spettatore americano e sentirete lo stadio o la palestra soffocati dai "boos". A casa, mamma e papà sanno sin dalla nascita della loro figliola che un giorno Joanne o Samanta o Meggy diventerà cheerleader e poi... Già, poi, perché le cheerleaders diciamo dilettanti potrebbero giungere nel campo delle squadre pro che pagano bene le ragazze, basta che abbiano belle gambe, bel sedere come chiede lo spettatore che paga il biglietto d'ingresso. Così quando arriva verso i 13 anni la ragazza informa i genitori che le piacerebbe affrontare l'esame per diventare cheer leader.
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I genitori quasi sono in lacrime, acquistano il costoso costume per la figliola e le augurano successo. E non dimentichiamo il tecnico che può essere assunto a pagamento perché insegni i primi rudimenti alla ragazza. Ed ecco che inizia l'accostamento al "most quintessential sport", come lo ha definito un tecnico americano. Ogni anno almeno 2 milioni di teenagers si presentano all'esame, tese, nervose, alcune con le lacrime agli occhi. Più della metà viene lasciata per strada, perché non capaci e perché non sono state "brave" con l'insegnante degli esami. Ci sono innumerevoli casi addirittura di tentativi di stupro. Le altre, poi,saranno selezionate per gruppi: quelli che inciteranno le squadre di football americano,quelle della National Basketball ed altri sport minori.
Nel mondo ci sono 100 mila partecipanti al cheerleading dall'Australia, Cina, Francia, Germania, Giappone, Nuova Zelanda, Svezia e Inghilterra. Dall'Italia nemmeno l'ombra. Le scuole medie superiori fanno a gara per mettere assieme i migliori team (che poi si scontreranno alla tele- visione nazionale),che allettano con borse di studio,viaggi gratis ecc. Le fortunate che giungono fino alle squadre professioniste, ricevono ingaggi,appartamenti pagati, auto e la possibilità di apparire sulle pagine di Playboy e perfino a Hollywood. Nella capitale del cinema, comunque, finiscono quasi tutte nei filmetti di serie B dove si mostrano nude. L'incidente di cui parlavo all'inizio riguarda una ragazza di 16 anni che, in cima alla piramide formata da ragazze, ha perso l'equilibrio ed è venuta giù rompendosi vertebre ed altre ossa. Insomma è deceduta. Il giochetto delle cherleaders fa riflettere. E' sempre chi si dà (vuoi al proprietario del team o a un suo giocatore o all'allenatorea) a che farà strada. Una strada,comunque,che conduce "nowhere", come dicono gli yankees, ossia in nessuna parte. Ma vallo a dire alle tredicenni!
Benny Manocchia



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