Capello: "Io in Italia? Come turista"

"In Italia ci torno, ma come turista e cittadino". Fabio Capello snobba qualsiasi ipotesi di serie A per la prossima stagione, quando sarà libero dalla nazionale inglese. E bacchetta i dirigenti del calcio italiano: "vedere gli stadi italiani mezzi vuoti è triste. Non servono impianti da 80mila ma da 40mila al massimo"

Lunedì, 24 ottobre 2011 - 11:25:00
capello 420                                           Fabio Capello

Offerte dal Qatar (ma pure dall'Anzhi), proposte da mille e una notte per Fabio Capello dopo che lascerà la nazionale inglese (al termine di Euro 2012)? "Mi fanno piacere, ma se fossero vere alcune di queste offerte... significa che da qualche parte vengo apprezzato". Il tecnico di Pieris a Radio Anch'io Sport commenta le voci di mercato. Poi giura che la serie A fa parte del passato non certo del futuro: "In Italia ci torno, ma come turista e cittadino".

Già nei giorni scorsi aveva dichiarato a proposito dell'Inter che non siederà sulla panca nerazzurra dopo che le strade si erano quasi incrociate in passato. Più volte. "Non c'è niente da fare, l'Inter è una squadra in cui non potrò mai andare. E' come quando prendi un palo e la palla va fuori. Ci sono delle squadre nelle quali non riesci mai ad andare. Avevo 18 anni ed Herrera chiese a Moratti padre di comprarmi, ma il presidente della Spal disse di no. Altre volte siamo stati vicini, ma non è mai andata in porto"

Però il ct della nazionale inglese commenta volentieri la serie A. E sull'Udinese capo-classifica è fermamente convinto che non sarà un fuoco di paglia: "E' una squadra che darà fastidio, il percorso è lungo, ci vuole mentalità, ma è una realtà pericolosa che ha la tranquillità dalla parte sua. Ormai l'Udinese è una realtà, c'è una grande capacità dei dirigenti e dell'allenatore, e sono anche stati venduti i tre pezzi migliori". Addirittura con Sanchez e i vecchi gioielli ancora in rosa... "Se li avessero tenuti e fatto un acquisto potrebbero pensare di vincere il campionato. Quest'anno li ho visti giocare contro l'Arsenal e hanno dimostrato di essere una realtà del calcio europeo e non solo italiano. C'è una società molto concreta, la programmazione l'Udinese la comincia due anni prima, quando vendono sanno già di avere i sostituti in casa. Sanno valutare il valore dei giocatori: non si sente mai l'Udinese che ha bisogno di comprare giocatori a gennaio". Per il resto "è un campionato molto interessante, ho detto che Juve e Roma sono favorite perchè non hanno le coppe che fanno spendere molto. Il Milan è competitivo, ha una rosa ampia: si vincerà sul filo di lana. Il livellamento comunque è verso l'alto, si gioca un calcio diverso, merito degli allenatori, con mancanza di risorse si diventa più accorti a selezionare i giocatori".

Moduli? "Oggi non esiste nessun modulo, tutti giocano col 9-1, vedo partite dei campionati, nazionali, Uefa e Champions, quando ci si difende e' un 9-1 chiarissimo e quando si va avanti si deve avere la forza di farlo tutti". Il ritorno di Franco Baldini (suo ex braccio destro) a Roma? "Una bella sfida cercare di riportare i giallorossi al top. Baldini ha le capacita' di farlo, conosce i giocatori, capisce cosa serve alla squadra e sa creare un gruppo con una mentalita' vincente".

Capello elogia Mario Balotelli. Il gioiello del City, autore di due reti nella goleada che ha visto la squadra di Roberto Mancini aggiudicarsi il derby con lo United 6-1: "Non è più quello di qualche tempo fa, accetta le decisioni arbitrali, si è messo al servizio della squadra, ed è merito di Mancini che l'ha voluto tenere nonostante abbia letto cose terribili sui tabloid inglesi: è un giocatore dalla classe immensa può fare la fortuna di un allenatore, purchè abbia la voglia di mettersi al servizio della squadra in campo e anche durante gli allenamenti". 

 "Il calcio italiano è molto equilibrato - aggiunge, ogni partita è difficile: in Inghilterra ci sono quattro squadre superiori a tutte le altre". Il problema in Italia sono gli stadi: "Io credo di aver raggiunto una buona esperienza e ho seguito da lontano l'evolversi del calcio italiano, stiamo migliorando tecnicamente, ma vedere gli stadi italiani mezzi vuoti è triste. Non servono impianti da 80mila ma da 40mila al massimo". Elogi alla nazionale di Prandelli: "È un gruppo che si sente coinvolto, giocano con gioia, è una bella immagine dell'Italia".

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