Moggi pronto alla guerra dopo la radiazione

Giovedì, 16 giugno 2011 - 12:00:00
luciano moggi
Luciano Moggi
MOGGI IN CONTROPIEDE: "VOGLIONO LA GUERRA? L'AVRANNO" -
"La sentenza ha disatteso completamente quello che ha detto l'Alta Corte del Coni. C'è qualcuno che pagherà e lo sanno benissimo. Vogliono la guerra? La guerra gliela facciamo. Vedremo questo gioco a cosa porta. Voglio uscire dal calcio quando lo dico io, non quando lo dicono gli altri ingiustamente...". Luciano Moggi si sfoga dopo la radiazione da parte della Commissione disciplinare della Federcalcio. L'ex direttore generale della Juventus ha parlato a 'Diretta Stadio', il talk di calcio in onda su 7Gold. Giura di essere pronto a ricorrere in tutti i gradi di appello possibili. A suo parere la sentenza ha disatteso "quello che il Coni voleva attualizzare. Attualizzare significa vedere tutto quello che è successo realmente e non fare un processo parziale su 21 telefonate di un investigatore che ha dimostrato in aula, a Napoli, quello che vale. Questo processo si basa su 21 intercettazioni» sulle quali c'è «una sentenza di Sandulli che dice che non si è consumato nessun illecito". Moggi va all'attacco, cita alcuni dati che tirano in mezzo Facchetti e Meani: "Hanno guardato solo le nostre 21 intercettazioni. È venuto fuori il problema che io sapevo, gli assistenti, quando era uno della Federazione che chiamava a me alle 11.45, a Facchetti e a Meani alle 11.20. C'è un sms dove questo della Federazione dice a Meani: 'Arbitro Trefoloni, siamo tutti con voi, non mollatè. Questo è un sms che sta agli atti del tribunale". Il suo è un monito ad Abete e al governo del calcio: "Di queste cose la Federazione non ha tenuto conto. Adesso vediamo se ne terrà conto in futuro. Oppure Facchetti che dice per avere Collina: 'Mettete due preclusi, uno Rosetti, e l'altro De Sanctis che aveva arbitrato la settimana prima la Juventus'. La Juventus queste cose non le ha mai fatte. E allora bisogna che ora vengano a pari. E adesso la vogliono Calciopoli? L'avranno". 

Antonio Giraudo
Antonio Giraudo
RADIATI GIRAUDO, MOGGI E MAZZINI - Cinque anni dopo la giustizia sportiva si avvia ad archiviare Calciopoli. Mancava l'ultimo tassello, quella "proposta di radiazione" lasciata in sospeso nell'estate 2006 per Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini, squalificati per cinque anni per il ruolo ricoperto in quello che e' stato forse il piu' grande scandalo nella storia del pallone italiano. E ora e' arrivata la prima risposta concreta. L'esclusione a vita dal mondo del calcio, dopo gli arbitrati del Coni, era rimasta pendente, una sorta di vuoto normativo creatosi nel passaggio tra la disciplina del vecchio Codice di Giustizia sportiva e il nuovo testo normativo entrato il vigore l'1 luglio 2007. E davanti al possibile ritorno di Moggi nel calcio, una volta scontati i cinque anni di inibizione, ecco la richiesta avanzata nel marzo dello scorso anno dal presidente della Figc Giancarlo Abete di un parere interpretativo della Corte Federale sull'articolo 19 del Codice di Giustizia Sportiva "in materia di preclusione dai ranghi della Figc". Un mese dopo arrivava la risposta che sembrava non lasciare alcun dubbio: la sezione consultiva della Cgf riteneva che il provvedimento di preclusione doveva considerarsi "implicito, quale effetto ex lege, nelle decisioni con cui gli organi della giustizia sportiva, dopo aver irrogato la sanzione della sospensione nella misura massima, si sono pronunciati nel senso della particolare gravita' delle infrazioni".

Il passo successivo e' stata la richiesta, partita sempre della Figc, di un parere dell'Alta Corte di Giustizia Sportiva del Coni che pero' la 'bolla' come inammissibile. Ma mentre Moggi e soci cantano vittoria, il Consiglio federale, nel marzo scorso, delibera la disposizione per regolamentare la radiazione, rimettendo i casi alla valutazione degli organi di giustizia sportiva con il doppio grado di giudizio e garantendo cosi' il principio del contradditorio. In altre parole sarebbe toccato alla Commissione disciplinare e alla Corte di Giustizia, ed eventualmente all'Alta Corte del Coni come ultimo grado, pronunciarsi su quella 'proposta'. Contro la delibera, Mazzini fa ricorso al Coni (la sua richiesta verra' dichiarata inammissibile), mentre Moggi, ottimista visto quello che stava emergendo dal processo penale di Napoli, rimane in attesa. A maggio, pero', si celebra l'udienza davanti alla Disciplinare. Cinque ore di dibattimento al Parco dei Principi, lo stesso albergo dove 5 anni fa ando' in scena il processo di calciopoli, con la sospensione del procedimento nei confronti di Moggi per la richiesta di ricusazione (poi respinta) nei confronti del presidente della Disciplinare, Sergio Artico, e dei due avvocati Gianfranco Tobia e Riccardo Andriani che componevano la Corte, perche' avevano gia' giudicato l'ex ds bianconero per la vicenda delle schede svizzere. Ora l'esito: tutti radiati. La Disciplinare ha di fatto respinto tutte le eccezioni presentate dalle difese ritenendo "tuttora sussistente il giudizio di disvalore nei confronti delle condotte acclarate nelle 'sentenze rese'". "Questa Commissione - si legge nelle motivazioni - e' chiamata oggi a portare a definizione il procedimento svoltosi dinanzi alla Corte federale nel 2006, effettuando una propria autonoma valutazione del tutto discrezionale, e non dunque una valutazione vincolata e automatica sugli stessi fatti. Ne' puo' ritenersi violato il principio della irretroattivita' della legge giacche' logicamente la valutazione sulla preclusione non puo' che essere resa dall'Organo oggi competente a pronunciarsi".

Secondo la Disciplinare, inoltre, "non si tratta di dare due diverse sanzioni per gli stessi fatti, quanto piuttosto di completare un giudizio al quale mancava un ultimo segmento di valutazione, rimasto pendente". E il giudizio e' stato basato su quanto stabilito nel 2006. Per quanto riguarda l'ex dg bianconero, "e' sufficiente considerare che nelle 'sentenze rese' e' stato accertata, tra l'altro, 'la piena e concreta attitudine' del Moggi "a falsare la classifica' attraverso una continua 'opera di condizionamento del settore arbitrale', attitudine che si e' concretizzata in una serie di 'episodi, ripetuti nel tempo e nello spazio, incontroversi nella loro storicita'' tutti obiettivamente tendenti 'al conseguimento dello scopo di alterazione della competizione per effetto del condizionamento della classe arbitrale', nonche' 'dell'ulteriore vantaggio dell'alterazione della classifica e dell'ottenimento della vittoria del campionato, della rimarchevole e irreparabile alterazione della parita' di condizioni di contendibilita' del titolo sportivo rispetto a molte altre squadre'". "In conclusione - sottolinea ancora la Disciplinare - la condotta del deferito, cosi' come accertata nelle sentenze rese, risulta palesemente incompatibile con i principi di lealta', correttezza e probita' ai quali l'ordinamento sportivo non puo' abdicare, pena la sua irrimediabile caduta di credibilita' e financo la sua stessa sopravvivenza". E ne' "il fatto che altri soggetti obbligati all'osservanza della normativa federale possano aver tenuto, in ipotesi tutt'ora da accertare, condotte analoghe a quelle acclarate nei confronti del Moggi dalle 'sentenze rese'", ne' "gli elementi istruttori acquisiti nel processo penale pendente nei confronti del Moggi dinnanzi al Tribunale di Napoli" "possono influire sulla decisione della Commissione", proprio perche' a livello sportivo fanno fede le sentenze del 2006. Nel caso di Giraudo, inoltre, la Disciplinare non ha ritenuto che "la concorsualita' degli illeciti e il decorso del tempo possano affievolire, sanare o determinare una sorta di 'effetto oblio'" sui fatti accertati. Adesso per Moggi, Giraudo e Mazzini la possibilita' di ricorrere alla Corte di Giustizia federale.

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