Beach Volley/ Le atlete protestano: "Non vi concentrate sul lato B"
Di certo il successo riscosso dalla disciplina che mutua dalla pallavolo a 6 stile e gran parte delle regole, è legato anche all'avvenenza delle atlete e degli atleti impegnati in spiaggia, capaci di catalizzare l'attenzione del pubblico grazie alla loro abilità ma anche allo loro curve, rese sinuose dalla fatica, dal sudore e dalla sabbia che si stende come un velo dorato sul corpo.
Se i nemici del beach volley olimpico attaccano, gli atleti che lavorano duramente tuto l'anno rispondono. A prendere posizione è in difesa dello sport da spiaggia c'è l'atleta statunitense Kerri Walsh che non ha, a riguardo, un atteggiamento dimesso: "Mi sento discriminata da certe prese di posizione. Sono un’atleta, lavoro duramente per prepararmi ed essere sempre più forte - ha detto la Kerry -. Non mi sento sfruttata per il mio aspetto fisico. Questa è la mia uniforme, nulla di strano".
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Che si diano pace, duque, tutte le paladine della condizione femminile sfruttata. A Pechino gli sfruttati non sono di certo gli atleti, e meno che mai i protagonisti del circuito del beach volley. E poco male, dunque, se il "lato B" è in bella evidenza: "Le calciatrici dovrebbero utilizzare pantaloncini più aderenti - ha detto Renata Ribeiro, stella della selezione olimpica brasiliana - in modo da essere più sexy e attirare pubblico".

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