Baseball, un business da 210 miliardi di dollari

Sabato, 28 marzo 2009 - 11:45:00


Anche... Naomi Campbell gioca a baseball
(nel telelfim Ugly Betty)
Il cinque aprile 115 milioni di americani finalmente riascolteranno il tanto atteso "play ball", un po' il fischietto di avvio della stagione di baseball. Chi se lo poteva concedere ha trascorso parte dell'inverno in Florida o in Arizona, dove le squadre si allenano al sole. Spesso l'intera famiglia è coinvolta. La moglie del vero fanatico di baseball, per evitare litigi o addirittura il divorzio, ha imparato con pazienza a seguire le 162 partite del campionato,da aprile a ottobre, alla televisione o alla radio o allo stadio. I fan italiani del nostro calcio sinceramente non hanno nulla da insegnare agli americani in fatto di tifo. E pensare che per gli italiani (il vostro cronista per primo) il baseball è un gioco lento,che non emoziona. L'americano, dall'altro canto (ne ho sentiti tanti negli anni) affermano con convinzione che il calcio è "monotono", i calciatori sono tante "ballerine" che cadono per terra al primo scontro con l'avversario. Ma con il tifo ragion non vale. Eppoi, dicono gli americani (e in questo forse hanno ragione) noi andiamo allo stadio per divertirci, per prendere in giro (a voce) i giocatori, per insultare un po' l'umpire, ossia l'arbitro. I tifosi del calcio, ci rimproverano gli statunitensi, vanno allo stadio per lanciare bottiglie, lattine, per picchiarsi, per lanciare petardi. Ma naturalmente fanno male a generalizzare.

American League -
Baltimore Orioles. Boston Red Sox. New York Yankees. Tampa Bay Rays. Toronto Blue Jays. Chicago
White Sox.  Cleveland Indians.  Detroit Tiger.  Kansas City Royals.   Minnesota Twins.  Los Angeles Angels.
Oakland Athletics. Seattle Mariners.  Texas Rangers.
 
 
National League -
Atlanta Braves. Florida Marlins.  New York Mets. Philadelphia Phillis. Washington Nationales. Chicago Cubs.\
Cincinnati Reds. Houston Astros. Milwaukee Brewers.  Pittsburgh Pirates. St.Louis Cardinals.
Arizona Diamondbacks. Colorado Rockies. Los Angeles Dodger.  San Diego Padres. San Francisco Giants.

Il baseball è seguito dagli americani sin dal 1867 ma mai nessuno - che si sappia - ha detto ad alta voce: "Mi sono stufato". Eppure, sempre quel gioco ai "quattro cantoni", sempre quella palla che viaggia a 150 chilometri orari, con il catcher protetto dai capelli alle dita dei piedi. Sempre le stesse squadre, poiché non ci sono promozioni o retrocessioni. Capirono subito gli statunitensi che quel gioco sarebbe diventato molto popolare, tutti comodamente seduti, un giovane che gira attorno per vendere birra fresca, tanta birra e pop corn per tre ore. Così formarono due leghe per un totale di 30 società (29 americane 1 canadese): la National League e l'American League (quest'ultima in esistenza,come dicevo prima, sin dal 1867). L'intero impianto, la massacrante organizzazione, l'assunzione degli umpires che sono nel libro paga dei teams, tutto è gestito dalle società. Sono le due leghe che firmano i contratti con le reti televisive: Fox, Espn, TBS, MLB. Milioni e milioni di dollari, però la pubblicità durante le partite è cara: anche 200 mila dollari per 30 secondi. Non passa un giorno senza almeno due partite in tv, qualche volta anche 3 o 4.

Ma come può essere? In questa nazione vivono 300 milioni di persone che lavorano in turni notturni e diurni. Moltissimi sono a casa dal lavoro alle 15. Birra in mano e via dinnanzi al televisore. La radio trasmette tutte le partite e così in auto, al mare, o anche in ufficio si può seguire che cosa succede allo stadio. Telefono spento e urla a seconda dello score, del risultato. A metà campionati i tifosi scelgono in una specie di elezione, gli atleti che ritengono i migliori in quel momento. Tirate le somme vengono fuori i giocatori che prendono parte al famoso All-Star Game. Scommesse da non crederci, ufficiali nelle sale addette o clandestine. Tutti gli atleti vorrebbero partecipare a questo incontro perché è risaputo che da quell'incontro escono fuori decine e decine di offerte a suon di milioni di dollari. I team pagano somme enormi. Se lo possono permettere perché hanno franchise dappertutto: magliette, cappellini, anelli, calzette, giacche a vento con i nomi degli atleti preferiti ecc. Un business di 210 miliardi di dollari. Certo non è stato sempre così. Una volta, il più grande giocatore di tutti i tempi, Joe Di Maggio, marito di Marilyn Monroe, ebbe a dire: "Ai nostri tempi (anni 40/50 n.d.r) il giocatore riceveva il salario mensile e basta. Poi arrivò la televisione e sono diventati tutti ricchi!". Ma non è un po' così anche negli altri sport, negli altri continenti?

Benny Manocchia

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Terremoto/ Napolitano, fiducia, speranza e certezze a Emiliani
Bpm/ Ponzellini agli arresti, Gip: "la banca come 'cosa sua'"
Facebook/ A Wall Street titolo scende sotto quota 30 dollari
Fonsai/ Ghizzoni; pazienza banche limitata, Ligresti deliberino
Terremoto/ Mirandola, in ginocchio la citta'-gioiello di Pico
JP Morgan/ Vende azioni per 25 miliardi per alleggerire perdite
Borsa/ Chiude in rialzo, Ftse Mib +0,38%, bene Fiat e Impregilo
Unicredit/ Terminato cda dopo due ore, presente al-Qubaisi
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Vuoi cambiare casa?

Tante offerte di immobili in tutt’Italia ti aspettano
Cerca subito!

Prima rata gratis

Un prestito per il tuo futuro? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso