Udinese, da modello a bluff pallonaro
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A poco è valso il miracolo tattico di Guidolin che ha fatto assistere Di Natale da una coppia di ali perlomeno inedita come Armero e Pinzi, trasformando il match in una via crucis di rimorsi per le occasioni mancate. Il bluff, quindi, c’è stato, se solo si pensa che, con i 60 e passa milioni in cassa che hanno i friulani, si poteva comprare anche solo una pedina di peso da mettere nello scacchiere di mago Guidolin per dare al preliminare un altro sapore. Certo, c’è ancora il ritorno a Udine, ma il rammarico è molto già adesso, visto il pericolo di eliminazione che patiscono già ora i friulani. Un rammarico di portata nazionale se si pensa, visto il sorteggio e la partita di andata, che le squadre italiane in Champions potevano iniziare subito col botto. Invece c’è già il sospetto che diventino presto tre… Eppure Gino Pozzo, ormai front man del sodalizio Udinese, non fa autocritica per il mercato non fatto, ma si arrabbia coi suoi “per le otto occasioni costruite e non realizzate. Io della prestazione dei giovani sono contento, hanno fatto vedere grandi cose, però in certe situazioni bisogna concretizzare le occasioni che si hanno. Mancava un Sanchez? Un Dos Santos? Non possiamo giocare in 12”. Un dribbling, un dribbling bello e buono quello raccolto da Affaritaliani.it nella notte dell’Emirates dal giovane Pozzo, una finta che non convince. “Non diciamo le cose così, tanto per dirle – ha continuato Pozzo stizzito -, non possiamo giocare in 12 o cambiare il regolamento. Il gruppo era questo e abbiamo avuto otto occasioni da gol. Handanovic ha fatto un paratone, ha preso un gol, ma per il resto della partita è stato inoperoso. Se mi sento mezzo fuori? No, ce la possiamo ancora fare, anche se il match resta difficilissimo. Se a Udine ci assiste un po’i di buona sorte in più…”. Eppure resta l’impressione negativa di una squadra piena di soldini e senza un attaccante che desse una mano a Di Natale a infilare la precaria difesa dell’Arsenal. Si spera che il conto di questo giochino non lo paghi tutto il calcio italiano e che Sant’Antonio faccia la grazia di portare il calcio italiano al poker (di squadre) in Champions. Altrimenti chiude anche la pizzeria di quart’ordine.



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