Tutto esaurito per gli All Blacks a San Siro
Di Luca De Franco
Scegliere lo stadio Meazza di Milano per Italia-Nuova Zelanda, il 14 novembre, sembrava un’azzardo. La capienza di 80.074 posti a sedere era eccessiva se rapportata al numero degli appassionati di rugby in Italia. Invece, i 76mila biglietti messi in vendita sono già esauriti. Un successo straordinario merito, soprattutto, di un sapiente lavoro di comunicazione che ha fatto entrare la nazionale nel cuore degli italiani, che ha fatto conoscere al grande pubblico le squadre più forti del mondo, che ha fatto capire perchè i neozelandesi siano un mito a livello planetario e che ha trasformato in personaggi alcuni campioni come i fratelli Mauro e Mirko Bergamasco (le foto senza veli che hanno realizzato in Francia sono state pubblicate da tutti i media italiani). 
All Blacks, uno show continuo
Oggi, anche in Italia tutti sanno chi sono gli All Blacks e guardano con interesse la Haka (la danza che eseguono prima di ogni partita). In questo lavoro di comunicazione, hanno avuto grandi meriti i dirigenti di La 7 che – qualche anno fa – decisero di puntare sul rugby trasmettendo in diretta le partite della nazionale. Meraviglioso il lavoro dei commentatori che, prima delle partite, spiegavano ai telespettatori il regolamento con parole molto semplici e mostravano gli schemi di gioco con lavagna e gessetto. Partivano dal presupposto che il grande pubblico non conoscesse il rugby e davano informazioni in modo tanto semplice da essere recepito da tutti. La semplicità è il segreto degli sport più popolari. Prendiamo il calcio: le regole sono facili da recepire anche per chi ha solo la quinta elementare e la terminologia cambia in ogni nazione (in Spagna e America Latina non si usano termini inglesi per definire le azioni, perfino la parola goal viene sostituita da ‘tanto’). Altri sport, come il golf, usano sempre termini inglesi che il grande pubblico non capisce: quanti italiani sanno cosa si intende per ‘green’ o ‘birdie’? L’unico limite del rugby è aver puntato solo sulla nazionale. Alle partite di Super 10 assistono, in genere, mille/duemila persone. E’ chiara la differenza tra gli appassionati veri, che non si perdono una sfida, e la gente comune che si muove solo per i grandi eventi. Come si fa a convincere la gente comune a comprare il biglietto anche per le partite di campionato? Probabilmente, adottando la stessa strategia di comunicazione che ha reso popolare la nazionale. Ma potrebbe non essere sufficiente. Con la crisi economica, la gente non ha soldi per tutto: se ogni settimana deve scegliere tra una partita di calcio e una di rugby, preferisce spendere soldi per il calcio. Per i grandi eventi, che vengono organizzati due o tre volte all’anno, i soldi si trovano sempre.
GUARDA IL VIDEO DELLA HAKA



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