Resa dei conti fra Abete e la Lega calcio di serie A
Ormai siamo al caos. La crisi del calcio italiano sembra non avere fine: Assocalciatori e Lega che litigano sul contratto collettivo dei giocatori la serie A scaduto il 30 giugno scorso, la serie A che rischia di partire in ritardo, una ventina di società della Lega Pro a rischio fallimento e dulcis in fundo la riduzione degli extracomunitari da due a un calciatore che ha creato una netta spaccatura fra la Lega di serie A e la Federcalcio.
In un clima del genere dovrebbe essere la Federazione a intervenire col polso duro e sbrogliare i nodi in questione. Invece è proprio il presidente Giancarlo Abete a essere sotto tiro, da più tarti si invocano le sue dimissioni e la Lega calcio minacccia il boicottaggio del Consiglio Federale. La Lega serie A definisce «una scelta sbagliata nel merito e nei tempi» la decisione di ridurre da 2 a 1 il numero di extracomunitari tesserabili dalle squadre di serie A.
![]() Giancarlo Abete |
La posizione della Lega di serie A è chiaramente espressa dal suo presidente Maurizio Beretta: è stata «adottata a mercato aperto senza tenere conto degli impegni nel frattempo assunti dalle società». Secondo la Lega serie A, inoltre, «al di là del merito la decisione è molto grave, perchè adottata senza alcun confronto preventivo e votata dal consiglio federale contro il parere dell'unica componente direttamente interessata alla questione».
Quanto accaduto, sottolinea sempre la Lega serie A, conferma «in maniera evidente che le attuali regole di funzionamento non tengono in nessuna considerazione il ruolo centrale della serie A nel calcio italiano» che «origina la sostanziale totalità delle risorse economiche del sistema calcio» ma conta «solo tre rappresentanti su 27 nel consiglio federale».
"Non penso che i rappresentanti della Lega di serie A non si presentino al consiglio federale della Figc"., aveva dichiarato a caldo il presidente della Figc cercando di non enfatizzare il boicottaggio di Berretta, Cellino e Lotito (consiglieri della Lega di serie A) nella riunione, dopo l'approvazione della norma sulla riduzione del tesseramento degli extracomunitari. "Che ci sia una posizione legittimamente differenziata fa parte della logica dei ruoli", dice Abete.
Perfino Mino Raiola, il manager di Balotelli, punta il dito contro Abete, accodandosi alle richieste di dimissioni del presidente federale. «Balotelli resterà in Italia se Abete si dimetterà».
Chissà che non sia questa la volta buona per schiodare il presidente dalla poltrona? I presidenti di serie A passano la patata bollente su Petrucci e il Coni che sin qui sono stati al fianco di Abete (poca pressione dopo il Mondiale e approvazione morale sugli extraconmunitari ridotti). Una linea di condotta che ha indisposto la Lega di Beretta. Inizia così la fase pressione anche sul capo dello sport italiano. Nessuno può dormire sonni tranquilli in questa travaglia estate nel pallone...



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