Abete vs Blatter e Platini: non vogliono la tecnologia

Lunedì, 8 marzo 2010 - 10:22:00
platini blatter
Platini e Blatter
nel mirino di Abete
"Si tratta di una chiusura senz'altro, perche' la decisione dell'Ifab mi sembra molto chiara. Non c'e' volonta' di politica sportiva di aprire a innovazione tecnologica neanche su aree considerate residuali, non strategiche. Non parliamo di moviola in campo ma non si prende in considerazione dall''Occhio di Falco', al gol non gol e ai sensori per vedere se la palla supera la linea di porta. E' la filosofia della Fifa d'intesa con la Uefa che vuole verificare l'esito dei due arbitri supplementari in sperimentazione in Europa League". Lo ha detto il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete, intervenuto a Radio Anch'io Lo Sport su Radiouno, commentando la decisione presa nel corso della riunione annuale dell'Ifab, l'International Football Association Board, che ha portato a una bocciatura senza appelli per la tecnologia legata al gol fantasma, dicendosi contraria sia al microchip all'interno del pallone studiato dalla Cairos, sia al sistema 'Occhio di falco'. "Penso che ci possono essere tra gli arbitri posizioni diverse. A volte il mondo arbitrale si dichiara disponibile a innovazioni. Poi si tratta anche di capire quale e' l'ambiente nel quale si opera. In Italia c'e' grande difficolta'. Il livello di pressione e' maggiore rispetto ad altri Paesi. Essere disponibili alla tecnologia e' una modalita' per far diminuire la pressione, rispetto all'opinione pubblica che penalizza troppo quando c'e' l'errore. Non siamo fuori dal mondo da di fronte a un movimento internazionale che non riesce a percepire il fatto che da parte di alcuni Paesi, che sono il motore del movimento, c'e' l'esigenza di dare risposte all'opinione pubblica e senso di giustizia che si manifesta in un determinato momento. Il rischio e' sottovalutare le situazioni che determinano l'aumento di pressione nei confronti del mondo arbitrale e si corre il rischio di generare delusione. Si tratta di dare segnali di innovazione".

"Se ci fossero stati anche parziali sarebbe stato un fatto positivo. La gente comprende che si deve essere prudenti ma meno perche' non si possa sperimentare, non si chiede di cambiare le regole in pochi minuti ma sperimentare situazioni e valutare pro e contro prima di prendere decisioni. Cosi' come avvenne per il doppio arbitro e si torno' indietro. La Fifa ha 208 Paesi aderenti, ha necessita' e interesse di mantenere uno zoccolo duro di consenso trasversale, tenendo conto che ogni voto vale uno e non esistono pesi ponderati. A mio avviso questo non toglie che sperimentazione potrebbe essere possibile. Prima di modificare una regola, occorre pensarci con attenzione ma se non si sperimenta diventa un errore di metodo piu' che di merito. Non dobbiamo avvelenare la situazione di un campionato difficile come quello italiano, pretendendo che ci siano strumenti che non sono alla portata delle regole del gioco del calcio. Cerchiamo di maturare tutti, godiamoci le positiva' del campionato evitando di avere sempre l'opzione di riserva. I colleghi della altre Federazioni non hanno questa centralita' collegata all'uso della moviola o alla valutazione dell'arbitro come abbiamo noi. Iniziamo a valutare la partita evidenziando gli errori dell'arbitro. Il primo momento di commento a tutti i livelli e' come hanno arbitrato gli arbitri. L'arbitro e' il primo a essere attaccato e questo non aiuta la serenita' di riflessione sull'evento tecnico".

Poi sulle squalifiche per le bestemmie in campo: "La norma risponde a un'esigenza che e' condivisa da tanti, quella che il terreno di gioco testimonia con comportamenti all'interno del rispetto. Il vero rischio e' che si presenti come dimensione in cui tutto e' possibile sugli spalti, in campo. Non e' un fatto accettabile, le norme valgono fino alla Terza Categoria. E' chiaro che e' importante il vertice di un movimento ma altrettanto capire che riguarda milioni di persone. Richiede capacita' di applicazione, siamo all'inizio. E' chiaro che bisogna far si' che le applicazioni anche al di fuori del campo non siano stressate".

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