Pechino/ Chi di web ferisce, di web perisce...
Di Giuseppe Morello
Esiste una incompatibilità ontologica tra internet e ogni restrizione della libertà. In altri termini, la rete non esisterebbe senza libertà ed è un virus che, insofferente alle limitazioni, si insinua come acqua nei muri rendendo vani i tentativi di limitarne il corso. Lo tengano presente i detrattori di internet, sapendo che non la tv, non la carta stampata, sono il termometro della libertà, ma la rete.
Le Olimpiadi cinesi sono da questo punto di vista una cartina di tornasole formidabile. Da un lato il governo cinese, sputando sfacciatamente sopra gli accordi presi con il comitato organizzatore, in vista dei giochi sta provvedendo a oscurare numerosi siti di ogni genere di cui è già pronta una lista nera, stilata nientemeno che da un agghiacciante "Centro cinese per i contenuti internet illegali". Dall'altro è accaduto che un filmato pirata che riprende le prove della cerimonia inaugurale è stato proditoriamente realizzato e messo su internet, dimostrando che il modo di aggirare gli occhiuti controlli delle autorità cinesi si trova sempre.
Queste Olimpiadi saranno molto istruttive. Per un verso faranno capire ancora meglio che razza di regime vige in Cina e quanto libertà che a noi sembrano ovvie, da quelle parti sono ignobilmente calpestate. Ma soprattutto insegneranno alle autorità cinesi che cercare di limitare internet equivale a tappare il corso di un fiume con un turacciolo. Forse a Pechino non si sono resi conto bene che rischi corrono i regimi autoritari nel mettersi sotto gli occhi del mondo e nell'aprire anche un minimo spiraglio nei loro sistemi monolitici. Perchè è esattamente in quelle fessure di libertà che internet e la sua logica danno il meglio di sè.



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